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Giovedì, 25 Aprile 2024
Cronaca Susegana

Incendio alla SuperBeton, la Procura indaga cinque persone

Il 26 settembre del 2019 un incendio divampò all'interno dello stabilimento di Susegana. Per quei fatti è stato chiesto il rinvio a giudizio, tra gli altri, di Roberto Grigolin, 68 anni di Susegana, patron della società

Sarebbe stata la mancata rimozione delle pinze di una saldatrice e di alcuni morsetti collegati a un'autobetoniera, dove era stato precedentemente effettuato un lavoro di saldatura, a provocare l'incendio che, il 26 settembre del 2019, mando in fumo una intera ala dello stabilimento della SuperBeton di Susegana.

A quasi tre anni e mezzo dal rogo, una gigantesca nuvola nera che avvolse il paese ai piedi delle colline della Marca, la Procura di Treviso ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio nei confronti di cinque persone, accusate a vario titolo di incendio colposo aggravato. Si tratta di Roberto Grigolin, 68 anni di Susegana, patron della SuperBeton spa, Doriano Dal Poz, 74 anni di Susegana, libero professionista con mansione di coordinatore della manutenzione e riparazione dei mezzi della SuperBeton spa, Renato Menegazzi, 54 anni di Marghera, amministratore unico della M.T.E., l'azienda appaltatrice incaricata alla manutenzioni meccaniche e ai lavori di carpenteria meccanica dei mezzi della SuperBeton, Manuel Gatto, 41 anni di Carbonera, socio e referente per gli operatori della M.T.E. alla SuperBeton, e Alfio Antoniolli, 61 anni di Carbonera, operatore esterno, dipendente della M.T.E.

Secondo il magistrato fu una catena di negligenze a provocare il rogo, che sarebbe stato provocato da un lavoro per saldatura delle eliche interne al tamburo che serve per la miscelazione del calcestruzzo, installato in un'autobetoniera che si trovava in un locale adibito a officina meccanica privo dell'autorizzazione prevista dalla normativa antincendio. Nel pomeriggio precedente, secondo le ipotesi della Procura, il lavoro veniva interrotto senza rimozione degli attrezzi utilizzati. In particolare lo spegnimento della saldatrice sarebbe stato effettuato senza aver rimosso le pinze di saldatura e quindi lasciando l'autobetoniera collegata ai morsetti, senza staccare la saldatrice dalla tensione di rete (che era stata spenta) e togliendo il circuito soppressore di corrente "snubber" posto dall'operatore a protezione di centraline e batteria.

I circuiti della betoniera sarebbero stati così sottoposti per ore a correnti che erano molto superiori ai limiti di normale funzionamento e ciò provocò il surriscaldamento, con un successivo corto circuito che avrebbe fatto da innesco dell'incendio. In più vicino vennero ritrovati un fusto da 200 litri di olio esausto e due da 25 litri, oltre ad altre sostanze infiammabili.

Gli inquirenti, oltre ad accertare che l'operaio che effettuò la saldatura sarebbe stato privo delle abilitazioni di legge per questo tipo di mansione, verificarono anche una serie di abusi edilizi che avrebbero contribuito al propagarsi delle fiamme nell'officina e ad una parte dell'adiacente deposito di colori e vernici, nella zona sud dello stabile, utilizzato dalla ditta Fornaci Calce Grigolin spa.

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