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Sette esami antidroga in nove anni, ma non ne ha mai fatto uso

Dal 2005 è costretto a rientrare periodicamente in Italia dagli Usa dove lavora. Ha speso 8mila euro di biglietti e 1.400 euro per le visite

TREVISO — In nove anni è stato sottoposto sette volte agli esami del sangue, urine e capello riservati ai consumatori di sostanze stupefacenti e necessari per ottenere il rinnovo della patente. In questo lasso di tempo ha speso 8mila euro di biglietti aerei, dato che fino a questa estate lavorava in California, e 1.400 euro fra marche da bollo e costi medici. Peccato, però, che il trevigiano Raffaele T., 42 anni, installatore, non sarebbe mai stato trovato positivo a tali test. Ecco perchè il 42enne, che fra qualche mese dovrebbe rinnovare la patente previa una nuova visita medica, si è rivolto all’Adico, associazione difesa consumatori, per chiedere un supporto e uscire da un incubo cominciato ancora alla fine del 2001.

Raffaele T. si ferma a prendere il caffè in un’area di sosta collocata nel piazzale di un distributore a Oderzo. “Una sera nel locale viene compiuta una retata da parte del Comando Carabinieri di Treviso, con vari arresti nei giorni successivi – scrive l’Adico in una nota -. A lui, che si trova nel bar, vengono chiesti i documenti, e la storia finisce lì”. Circa sette mesi più tardi, spiega l'installatore trevigiano, “ricevetti una raccomandata da parte dei Carabinieri di Treviso, i quali mi comunicarono di voler procedere ad accertamenti nei miei confronti e alla revisione della patente, definendomi un abituale assuntore di sostanze stupefacenti. Incredulo e infuriato ho presentato ricorso a Roma e ho vinto, tanto che il provvedimento di revisione della mia patente è stato annullato”. La storia, però, continua perché nel 2005, quattro anni dopo, viene convocato dalla Motorizzazione di Treviso per lo stesso motivo: "visto il rapporto della Regione Carabinieri Veneto Compagnia di Treviso - si legge nella lettera inviata dalla Motorizzazione civile di Treviso - dalla quale risulta che in data 25/08/01 è stato segnalato per uso di sostanze stupefacenti e considerato che suddetta circostanza fa sorgere dubbi sulla persistenza dei requisiti psicofisici prescritti per il possesso della patente, si dispone la revisione della stessa patente di guida". A questo punto, racconta ancora, "non avendo niente da nascondere, mi sono sottoposto agli esami dai quali è risultato tutto negativo”. Niente da fare. Dal quel momento in poi, per nove anni, Raffaele Tadiotto viene chiamato circa una volta all’anno dalla commissione medica patenti di Treviso per procedere agli esami necessari per il rinnovo della patente di guida. Esami che risultano sempre negativi.

“Da quasi dieci anni – spiega l'installatore che da questa estate è tornato in Italia - questi signori mi trattano come un drogato e delinquente, alzano la voce e mi rinviano sempre a brevi scadenze, ormai ho ricevuto sette convocazioni in 9 anni. Ogni volta devo organizzarmi per tornare dagli Stati Uniti all’Italia prima che mi scada la patente. Questo mi ha provocato innumerevoli complicazioni e molti problemi a livello professionale. A breve, il prossimo 17 dicembre, mi scade di nuovo la patente e dovrò fare una nuova visita. Ora sono davvero esausto e voglio giustizia, oltre al rimborso di tutti i soldi che ho speso per questa incredibile vicenda”. Per Carlo Garofolini, presidente dell' Adico, "ci troviamo di fronte a un caso limite in cui le istituzioni, che dovrebbero essere vicine al cittadino, diventano al contrario un ostacolo che si accanisce inesorabilmente con la sua burocrazia e i suoi costi. Nel caso in questione, il nostro socio, oltre ad aver speso fino a oggi circa 10mila euro, ha sfiorato addirittura l'esaurimento nervoso. Al momento i nostri legali stanno studiando gli incartamenti, per ricostruire bene la situazione e per capire come intervenire per risolvere definitivamente questa annosa vicenda. Il nostro socio è intenzionato a chiedere un rimborso per tutte le spese affrontate ma ciò che più conta, ora, è che possa per lui finire l'incubo di queste continue visite mediche, invasive e costose nonché inutili, dato che si è ormai appurato che il 42enne non fa uso di sostanze stupefacenti".

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