Traffico illegale di uccelli selvatici: su 23 arrestati 7 sono di Treviso

Sequestrati oltre 20mila esemplari, vivi e morti, in due blitz condotti tra Lombardia e Trentino Alto Adige. Il tordo bottaccio una delle specie più richieste, il commento di Andrea Zanoni

In foto un tordo bottaccio (Immagine d'archivio)

Due operazioni nel giro di pochi giorni, con 23 arresti. Il traffico illegale di uccelli si conferma una piaga dura da estirpare, specialmente in Veneto. «La Regione non ha fatto e continua a non fare niente e  ha delle responsabilità politiche per il dilagare di questo fenomeno».

E' il commento di Andrea Zanoni, consigliere del Partito Democratico, dopo il doppio blitz di Carabinieri forestali nel Bresciano da un lato e, soprattutto, quello del Corpo forestale della Provincia di Trento dall’altro che ha portato al sequestro di oltre 20mila esemplari, vivi e morti, utilizzati come richiami per l’attività venatoria. «Mi congratulo per chi ha condotto così brillantemente le due indagini - continua il vicepresidente della commissione Ambiente - che hanno portato all’arresto di ben sette persone in provincia di Treviso, a conferma di come il Veneto sia una delle zone ‘nere’ d’Italia per il bracconaggio». Bracconaggio che non è l’unica ipotesi di reato formulata dalla Procura di Trento, che contesta anche ricettazione, furto venatorio, riciclaggio, maltrattamenti su animali e detenzione abusiva di armi. Gli esemplari, appena raccolti, valevano in media circa 30 euro, ma con lo svezzamento e l’ingrasso potevano arrivare a valere anche 300 euro. Le stime, quindi, parlano di un traffico illecito del valore di diverse centinaia di migliaia di euro. Oltre al bracconaggio, agli indagati sono stati contestati i reati di: ricettazione, furto venatorio, riciclaggio, maltrattamenti su animali e detenzione abusiva di armi. Sequestrato anche denaro in contante e diverso materiale, tra cui decine di migliaia di munizioni, armi e alcune macchine in grado di sofisticare gli anelli identificativi.

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«Sono anni che denuncio, prima da guardia volontaria, poi come parlamentare europeo e ora consigliere regionale, il traffico di uccelli selvatici, prelevati anche dai nidi, a scopo venatorio. Ricordo che, grazie alla battaglia fatta a Bruxelles con interrogazioni e incontri con il commissario all’Ambiente Janez Potočnik, l’Unione Europea nel 2014 fece chiudere, dopo venti anni, i roccoli, impianti pagati coi fondi pubblici dove venivano catturati con le reti gli uccelli migratori da utilizzare come richiami vivi nella caccia da capanno. È giunto il momento di abolire definitivamente l’uso dei richiami vivi, una barbarie legalizzata che esiste solo in Italia e in pochi altri Paesi - ma il consigliere del Partito Democratico chiama direttamente in causa la Regione Veneto - Negli anni non ha fatto niente per combattere questa piaga, anzi. Nel 2013 ha addirittura approvato una legge, la numero 12, che abolì l’obbligo di possesso, compilazione ed esibizione dell’apposito registro per gli allevatori di uccelli da richiamo appartenenti alle specie cacciabili, un bel modo per agevolare questi traffici clandestini. E la situazione non è migliorata. Le ex Guardie provinciali, che dovrebbero passare alla Regione, sono lasciate nella più totale incertezza, con compiti e mansioni non definiti. Un non-agire che va ad esclusivo vantaggio dei bracconieri. Inoltre nell’ultimo bilancio sono stati nuovamente bocciati i nostri emendamenti per rafforzare la vigilanza delle Guardie provinciali e dotarle di mezzi adeguati, così come gli emendamenti per aiutare le Guardie volontarie. E non si dica che mancano i soldi. Zaia e la sua maggioranza continuano vergognosamente a sperperare soldi per le associazioni venatorie (un milione di euro in tre anni), quando non ne avrebbero assolutamente bisogno visto che, per esempio, l’Associazione cacciatori veneti può permettersi di versare un finanziamento di 70mila euro a Fratelli d’Italia della Meloni”. In merito al sequestro di uccelli rubati nei nidi - spiega ancora Zanoni - venivano poi regolarizzati tramite una vera e propria sanatoria, con l’inserimento in una zampa di un anellino dotato di un codice, tipo ‘targa’, facendoli passare come animali da allevamento, ovvero trasformandoli da patrimonio indisponibile dello Stato a proprietà privata. In merito a ciò mi chiedo perché la Foi – Federazione Ornitologica Italiana, non dica niente, visto che molti di questi animali sarebbero stati ‘dotati’ di anelli Foi da parte di allevatori fasulli. È infine sorprendente - conclude il consigliere democratico - come, a fronte di una doppia operazione nel giro di pochi giorni, Zaia continui a stare zitto. Interviene su tutto senza distinzioni, dall'autonomia al tiramisù, dal baccalà ai muli. Eppure quando arrestano sette trevigiani non apre bocca. Come mai? Mi auguro che almeno abbia la decenza, come Regione, di costituirsi parte civile al processo contro questi lazzaroni». 

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