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Molinetto della Croda: chiuse le indagini, in cinque a processo

Accusati di omicidio colposo plurimo il sindaco Loredana Collodel, il presidente della Pro Loco Valter Scapol e i tecnici Annalisa Romitelli, Leopoldo Saccon e Celeste Granziera

REFRONTOLO Dopo quasi due anni di accertamenti, la Procura di Treviso ha chiuso le indagini riguardo alla tragedia del Molinetto del Croda di Refrontolo. Il cosiddetto 415 bis è stato notificato a cinque persone iscritte nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di concorso in omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Si tratta dell'attuale sindaco di Refrontolo Loredana Collodel, del presidente della Pro Loco, Valter Scapol, e dei tre tecnici che hanno firmato o contribuito a redigere il Pat, ovvero il geologo Celeste Granziera e gli architetti Leopoldo Saccon e Annalisa Romitelli.

Gli inquirenti hanno prorogato al 30 giugno il termine per permettere agli indagati di far copia degli atti, chiedere di essere interrogati o depositare una memoria difensiva che smonti le ipotesi accusatorie della Procura. Trascorso quel termine si procederà per tutti con la richiesta di rinvio a giudizio, visto che gli investigatori sono giunti alla conclusione che la tensostruttura distrutta dall'esondazione del torrente Lierza non poteva essere montata in quel punto.

L'inchiesta sulla morte Maurizio Lot, collaboratore della Pro Loco di Refrontolo, Luciano Stella, gommista di Pieve di Soligo, Giannino Breda di Falzè di Piave e Fabrizio Bortolin di Ponte della Priula, è giunta dunque a una svolta. Quella sera del 2 agosto 2014 si contarono inoltre 20 feriti, di cui due in maniera grave, e danni ingenti alle abitazioni e a decine di auto che vennero spazzate via dall'acqua.

L'area era rimasta sotto sequestro per 23 giorni e per diversi mesi i periti nominati dalla Procura (un idrologo, un geologo e un ingegnere idraulico) hanno studiato i rilievi urgenti e irripetibili effettuati nell'immediatezza della tragedia. Il loro compito è stato quello di verificare lo stato dei luoghi, analizzare la portata del torrente e stabilire se ci siano state o meno opere di modifica del corso del Lierza che potessero aver causato, anche indirettamente, l'ondata di piena che ha travolto la tensostruttura distruggendola.

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