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Travolto dal treno a Lancenigo: tre persone indagate per la morte di Marco Cestaro

La Procura ipotizza un'omissione di soccorso a carico del macchinista e di altri due dipendenti di Trenitalia che si trovavano a bordo del secondo convoglio che ha trovato il 17enne

VILLORBA La morte di Marco Cestaro, il 17enne di Fontane di Villorba urtato da un treno nei pressi della stazione di Lancenigo venerdì pomeriggio e deceduto dopo tre giorni di agonia lunedì sera all'ospedale Ca' Foncello di Treviso, finisce sui tavoli della Procura.

Il sostituto procuratore Anna Andreatta ha infatti aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omissione di soccorso e iscritto tre persone sul registro degli indagati: un macchinista e altri due dipendenti di Trenitalia che si trovavano a bordo del secondo convoglio che ha visto il ragazzo immobile sui binari dopo che un primo treno lo aveva urtato.

Si tratterebbe di un atto dovuto, a stessa tutela degli indagati, per permettere di svolgere le indagini del caso e capire nel dettaglio come si siano svolti i fatti. Il pm ha anche disposto l'autopsia sul corpo del 17enne per individuare o escludere eventuali responsabilità.

Stando alla ricostruzione della Polfer infatti, i cui uomini hanno soccorso il giovane assieme ai sanitari del Suem 118, alle 18.30 circa di venerdì 13 gennaio l'interregionale Venezia-Udine, transitando a Lancenigo, avrebbe colpito il giovane che presumibilmente si trovava accucciato a fianco dei binari. Il macchinista, che ha avvertito due colpi, ha azionato il freno d'emergenza ed è sceso dal treno cercando tracce che potessero spiegare quei colpi, non trovando però nulla. Anche il capotreno è sceso dal convoglio e ha percorso circa 200 metri a ritroso partendo dall'ultimo vagone. Anche lui non ha visto nulla.

Ciononostante l'allarme è stato lanciato al treno successivo, dando indicazioni di transitare a bassa velocità e di verificare se ci fosse qualcosa sui binari. Il secondo treno infatti, appena superata la stazione di Lancenigo, ha visto il corpo del ragazzo sui binari e ha lanciato l'allarme. A scoprire che Marco respirava ancora sono stati gli uomini della Polfer e i sanitari del Suem 118. L'ipotesi di reato formulata al momento dalla Procura nascerebbe dunque dal fatto che a intervenire nell'immediato non sia stato il personale a bordo del treno ma la Polfer e il Suem, anche se a distanza di una manciata di minuti.

Per gli inquirenti resta più probabile l'ipotesi del suicidio rispetto a quella dell'incidente, anche se, a livello giudiziario, cambia poco. A escludere che si sia trattato di un gesto estremo è la madre della vittima che lo scorso ottobre, sempre sulla stessa tratta ma nei pressi di Ponte della Priula, ha pianto la morte del marito che aveva deciso di togliersi la vita.  

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