rotate-mobile
Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca Trevignano

Aveva continuato a spacciare dopanti, resta in carcere il personal trainer

Pietro Munisteri, agrigentino di 35 anni, finito in manette venerdì scorso  accusato di tenere le fila di un ricco traffico con cui avrebbe rifornito decine di body builder in tutta Italia e alcune palestre della provincia di Treviso, ha proseguito la sua attività criminale anche dopo il trasferimento in Sicilia, avvenuto un anno fa

C'è la reiterazione del reato dietro alla decisione di ieri, mercoledì 10 novembre, del gip di Treviso Angelo Mascolo di confermare la custodia cautelare nei confronti di Pietro Munisteri, personale trainer agrigentino di 35 anni, finito in manette venerdì scorso,  accusato di tenere le fila di un ricco traffico di sostanze dopanti con cui avrebbe rifornito decine di body builder in tutta Italia e alcune palestre della provincia di Treviso. Il giudice, nel confermare il carcere per il 35enne, attualmente recluso nel penitenziario di Gela, ha invece disposto la revoca dei domiciliari per la madre di Munisteri, la bidella 60enne Anna Maria Taormina, residente a Trevignano, per la quale è stata decisa la misura meno afflittiva dell'obbligo di dimora e la presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Il personal trainer avrebbe lasciato la casa della 60enne all'indomani della perquisizione che i due subirono un anno fa nell'abitazione della donna, che si è detta estranea al traffico di sostanze dopanti e che avrebbe avuto un duro confronto con il figlio dopo che questi aveva ammesso la provenienza illecita delle sostanze. Ma una volta trasferitosi in Sicilia Munisteri avrebbe continuato la proprio attività criminale. Nell'estate scorsa il 35enne venne fermato dai Carabinieri di Agrigento, che nella sua macchina ritrovarono flaconi delle stesse sostanze proibite.

Il giro d'affari di Munisteri sarebbe stato di oltre 100 mila euro all'anno e di oltre 700 clienti. Nella vicenda è entrata anche Valentina Alessi Battaglini, 45enne di origini messinesi, indagata per somministrazione di medicinali in modo pericoloso, titolare della farmacia di Castagnole di Paese. Secondo le ipotesi degli inquirenti i canali di approvvigionamento delle sostanze erano sostanzialmente due: acquisti on line dall'estero con carte prepagate (da Grecia, Bulgaria, Romania e Ucraina) e ritiro di prodotti in diverse farmacie della Marca attraverso ricette false che erano state confezionate e stampate grazie ad una tipografia di Villorba i cui titolari, padre e figlia, sono stati denunciati a piede libero.
  

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Aveva continuato a spacciare dopanti, resta in carcere il personal trainer

TrevisoToday è in caricamento