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Domenica, 25 Febbraio 2024
Cronaca

Falsi Green Pass in un centro medico, sono 65 le persone indagate

L'inchiesta, chiusa già nei mesi scorsi, avrebbe sveltato un raffinato meccanismo per evitare la vaccinazione contro il Covid 19. Al centro la direttrice sanitaria, la responsabile organizzativa e una infermiera dell'ambulatorio "Salute e Benessere" di Treviso

Sono 65, tra utilizzatori delle false attestazioni mediche e le menti dello schema criminale, le persone finite indagate in un inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Mara De Donà e condotta dai carabinieri dei Nas di Treviso, che ha svelato un'altra truffa del Green Pass "taroccato". Nella lista molti nomi eccellenti, tra cui quello dell'ex Prefetto Maria Augusta Marrosu (in carica fino all'estate del 2015). Sotto la lente d'ingrandimento dei militari dell'Arma sono finite M.C., direttrice sanitaria del poliambulatorio "Salute e Cultura" di Treviso, insieme alla biologa E.F., responsabile organizzativo dello stesso centro e J.P., infermiera libera professionista residente a Roncade, così come i compagni di M.C. e E.F.: uno di loro avrebbe prodotto le false certificazioni scaricando dalla rete dei Qr code di ignari cittadini, che venivano distribuiti nel marcato"no Vax" consentendo l'ingresso in locali pubblici, teatri e cinema che al tempo erano sottoposti alle restrizioni.Per tutti le accuse sono di falso ideologico, falso in certificato medico e infedele redazione delle certificazioni

Il meccanismo, raffinato ma non abbastanza per sfuggire agli investigatori, prevedeva l'attestazione dell'esito positivo di tamponi rapidi infarmacie o test molecolari presso il poliambulatorio di Fiera, così da inserire i pazienti nell'elenco di coloro che avevano contratto il virus e poi, a distanza di poco più di una settimana, ne avrebbero accertato la negativizzazione, consentendo così di ottenere il pass di avvenuta guarigione.

Le indagini dei Nas sarebbero state avviate sulla base di una banale segnalazione: una parte dei certificati risultavano infatti essere stati firmati dalla direttrice sanitaria di "Salute e Cultura" e dalla responsabile organizzativa quando queste erano assenti, costrette a casa in malattia proprio per avere contratto il Corona virus. Successivamentegli inquirenti si sarebbero anche accorti che altri  certificati portavano la data di quando le tre principali indagate non si trovavano a Treviso. Poi le intercettazioni telefoniche hanno svelato il traffico di Green Pass falsificati in tutta la sua portata: i "clienti", provenienti da altre province e addirittura da fuori regione,  avrebbero approfittato di un meccanismo per cui venivano abbinati ai loro nomi i campioni biologici prelevati da altre persone effettivamente positive al Covid-19. E il “tam tam” sulla disponibilità a ciurlare nel manico del centro medico trevigiano si sarebbe trasmesso rapidamente. 

Il profilo Facebook di M.C. lascia del resto  pochi dubbi sulle sue convinzioni: sono moltissimi i post dedicati alle cosiddette "morti improvvise", come quelli che, al tempo in cui sarebbero avvenute le contraffazioni, davano spazio a notizie di quotidiani molto critici nei confronti della campagna vaccinale e post che riportano le posizioni di medici fortemente contrari alle inoculazioni. Ora i 65 indagati avranno 20 giorni peressere ascoltati dalla Procura o mandare delle memorie difensive. Poi si passerà alla richiesta di rinvio a giudizio.

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