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Cronaca

Assalti ai bancomat, deciso il destino di sette indagati

Nel corso dell'udienza preliminare di mercoledì 3 maggio quattro giostrai chiuderanno le pendenze con un patteggiamento, per le altre tre posizioni bisognerà attendere un'altra udienza

Avrebbero perpetrato furti ai danni di postazione bancomat di istituti di credito e uffici postali tra le province di Treviso, Venezia, Rovigo, Pordenone, Udine e Trento, utilizzando "marmotte", ovvero esplosivi (artigianali) che venivano fatti esplodere. Oggi, 3 maggio, è stata definita la posizione di 7 delle undici persone ritenute responsabili dei colpi che, avvenuti tra l'agosto del 2020 e il maggio del 2021, avrebbero fruttato oltre 180 mila euro.

Angelo Garbin, Jimmy Cavazza, Vittorio Spigolon e Ivan Pozzobon hanno raggiunto un accordo con la Procura per chiudere le proprie pendenze con un patteggiamento a due anni, sette mesi e 10 giorni di carcere (a parte Angelo Garbin, che chiuderà a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni). Per Devis Cavazza, Nicolls Garbin e Stefano Vago invece la difesa (gli 11 erano rappresentati dagli avvocati Fabio Crea e Giuseppe Muzzupappa) è stato scelto il giudizio in abbreviato. La ratifica dei patteggiamenti e le discussioni degli abbreviati avverranno di fronte al gup Marco Biagetti nell'udienza preliminare del prossimo 26 maggio. Le posizioni di Michele Cavazza, Oronzo Cavallo, Antonino Ielo e Silvano De Dei sono invece state stralciate e saranno affrontate in una differente udienza.

Nel marzo di quest'anno i carabinieri di Treviso avevano effettuato gli arresti. Gli 11, tutti gravitanti intorno all'ambiente dei "giostrai", sono accusati di far parte di una associazione a delinquere dedita ad assalti a sportelli automatici di istituti di credito e uffici postali del Triveneto, tra le province di Treviso, Venezia, Rovigo, Pordenone, Udine e Trento. Mentre De Bei, Ielo e Cavallo avrebbero ricoperto un ruolo di supporto, concedendo l'uso di garage per nascondere le auto usate per i furti o accompagnavano i membri della "banda" sul posto (per questo erano stati messi all'obbligo di dimora) gli altri otto, finiti in carcere, avevano partecipato attivamente a colpi, compiuti attraverso degli ordigni esplosivi artigianali per far esplodere le casseforti e rubare i soldi all'interno. Dentro le auto utilizzate per i colpi erano stati trovati estintori e disturbatori di frequenze per rendere difficoltose eventuali localizzazioni o l'inseguimento da parte delle forze dell'ordine. Gli inquirenti sospettano che il denaro sia stato reinvestito nell'acquisto di auto e nella ristrutturazione di immobili. Sulla base delle nuove norme della Riforma Cartabia c'era tempo fino al 31 marzo per contattare le vittime (che avevano già ottenuto il risarcimento da parte delle rispettive assicurazioni) per far firmare le querele. E qualcuno si è fatto avanti, facendo sì che non tutti i furti e i furti aggravati scomparissero dal capo di imputazione

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