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Domenica, 3 Marzo 2024
Cronaca

Assalti ai bancomat, salta il maxi sconto previsto dalla riforma Cartabia

Per alcuni dei furti e furti aggravati compiuti tra il 2020 e il 2021 dalla cosidetta "banda dei giostrai" sono giunte in Procura, entro i termini previsti, le denunce querele per i singoli colpi, effettuati ai danni di postazioni bancomat di istituti di credito e uffici postali

Per alcuni dei furti perpetrati tra l'agosto del 2020 e il maggio del 2021 attraverso "marmotte", ovvero esplosivi (artigianali) con cui venivano fatte esplodere le postazioni bancomat di istituti di credito e uffici postali e che avrebbero fruttato 180 mila euro, mancava la denuncia querela della parte offesa. E così, sulla base delle nuove norme della Riforma Cartabia c'era tempo fino al 31 marzo per contattare le vittime (che avevano già ottenuto il risarcimento da parte delle rispettive assicurazioni) per far firmare le carte. In caso contrario questi furti e i furti aggravati sarebbero scomparsi dal capo di imputazione e non avrebbero potuto essere perseguiti.

Ma qualcuno tra quelli che avrebbero subito gli assalti, perpetrati dalla cosiddetta "banda dei giostrai", undici persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al furto, porto e uso di esplosivi, furto e furto aggravato, si è fatto avanti e ha firmato la querela. Così, nel processo per abbreviato a  carico di Angelo e Nicolls Garbin di Mareno di Piave, Michel Cavazza di Ponte di Piave, Jimmy Cavazza di San Polo, Devis Cavazza di San Michele al Tagliamento, Stefano Vago di Fontanelle, Vittorio Spigolon  di San Polo, Ivan Pozzobon, di San Michele al Tagliamento, Oronzo Cavallo di Mareno, Antonino Ielo, di Conegliano e Silvano De Bei di Chioggia (difesi dagli avvocati Giuseppe Muzzupappa, Fabio Crea e Guido Galletti), non ci sarà il maxi sconto di pena. 

Nel marzo di quest'anno i carabinieri di Treviso avevano effettuato gli arresti. Gli 11, tutti gravitanti intorno all'ambiente dei "giostrai", sono accusati di far parte di una associazione a delinquere dedita ad assalti a sportelli automatici di istituti di credito ed uffici postali del Triveneto, tra le province di Treviso, Venezia, Rovigo, Pordenone, Udine e Trento. Mentre De Bei, Ielo e Cavallo avrebbero ricoperto un ruolo di supporto, concedendo l'uso di garage per nascondere le auto usate per i furti o accompagnavano i membri della "banda" sul posto (per questo erano stati messi all'obbligo di dimora)  gli altri otto, finiti in carcere, avevano partecipato attivamente a colpi, compiuti attraverso degli ordigni esplosivi artigianali per far esplodere le casseforti e rubare i soldi all'interno. Dentro le auto utilizzate per i colpi erano stati trovati estintori e disturbatori di frequenze per rendere difficoltose eventuali localizzazioni o l'inseguimento da parte delle forze dell'ordine. Gli inquirenti sospettano che il denaro sia stato reinvestito nell'acquisto di auto e nella ristrutturazione di immobili.

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