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Domenica, 28 Novembre 2021

Continuavano a ricevere l'assegno sociale dall'estero, nove denunciati

Indagine della Guardia di Finanza di Treviso in collaborazione con l'Inps. Dovranno rispondere del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. Le somme indebitamente percepite ammontano a 130mila euro

Ricevevano l'assegno sociale, circa 460 euro al mese, ma da anni non vivevano più in Italia, uno dei requisiti per poter ricevere questo sussidio che nel 1995 ha sostituito la pensione sociale. Gli investigatori della Guardia di Finanza di Treviso, in collaborazione con l'Inps hanno portato alla luce un gruppo di "furbetti" che continuavano ad incassare il contributo. Per verificare la sussistenza dei requisiti e il rispetto dell’obbligo di informazione in caso di espatrio, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Treviso hanno incrociato le informazioni presenti nelle banche dati, individuando una serie di posizioni “anomale”, nei confronti delle quali sono stati dunque eseguiti approfondimenti presso le rispettive residenze. Sono stati così individuati ben nove cittadini stranieri che, pur essendo rientrati da tempo nei loro Paesi, continuavano a beneficiare del sussidio.

Ecco chi sono

Tra questi, un argentino che è tornato nel proprio paese d’origine nel 2016 e non ha fatto più rientro in Italia, tanto da essere dichiarato irreperibile nel 2019: nell’ultimo quinquennio, ha percepito indebitamente circa 27 mila euro. Un marocchino, cancellato dall’anagrafe dei residenti del Comune di Mogliano, ha invece continuato ad attestare, nelle domande indirizzate all’INPS, di risiedere presso l’abitazione di una donna, da cui risulta legalmente separato. Incassava indebitamente il beneficio dal 2018 anche un algerino, dichiaratosi residente in un appartamento della “Tower House” di via Pisa a Treviso, in cui invece soggiorna un nucleo familiare diverso, risultato completamente estraneo. Due albanesi, due marocchine e una dominicana, nonostante fossero tornate da anni nei rispettivi paesi d’origine, hanno continuato anch’esse a percepire ininterrottamente il sussidio fino al mese di agosto 2021. Attraverso il controllo dei passaporti, è stato possibile ricostruire come alcune di esse abbiano fatto rientro in Italia, solo per brevi periodi, per far visita ai parenti, presso i quali avevano stabilito solo formalmente la residenza, e ritirare le somme accreditate.

I provvedimenti

I nove cittadini stranieri sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Treviso per il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, reato che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni, e segnalati all’INPS per l’avvio delle procedure di sospensione delle erogazioni e il recupero delle somme indebitamente percepite, quantificate in circa 130 mila euro.

"L’attività posta in essere -si legge in un comunicato delle fiamme gialle- testimonia, ancora una volta, il costante impegno della Guardia di Finanza di Treviso nel settore della spesa pubblica, con l’obiettivo di assicurare che i benefici concessi dallo Stato, soprattutto nell’attuale fase emergenziale, siano destinati a favore di coloro che ne hanno effettivamente diritto e concretamente bisogno".

Cos'è l'assegno sociale

Il sussidio, introdotto nel 1995 in sostituzione della pensione sociale, è una delle principali prestazioni assistenziali previste nel nostro Paese e viene erogato, a domanda, a coloro che versano in condizioni economiche disagiate, prescindendo dalla circostanza che essi abbiano versato contributi previdenziali. L’importo è di circa 460 euro al mese, per tredici mensilità. I percettori, oltre ad avere un’età superiore ai 67 anni, devono essere residenti in maniera effettiva, stabile e continuativa da almeno dieci anni nel territorio nazionale. Sono inoltre tenuti a comunicare all’INPS i periodi di soggiorno all’estero superiori a 30 giorni, poiché l’assenza dal territorio nazionale comporta la sospensione dell’erogazione; nel caso in cui si lasci il Paese per un lasso temporale superiore a un anno, il beneficio viene revocato.

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