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L'indagine è stata condotta dalle fiamme gialle di Treviso

L'indagine è stata condotta dalle fiamme gialle di Treviso

Auto dall'estero, scoperta maxi evasione Iva: in otto ai domiciliari

Mercedes, Audi, Bmw e Volkswagen arrivavano da Germania, Francia, Spagna e Belgio. Il "boss" della banda era una donna romena di 33 anni, residente a Paese. Contestata l'associazione a delinquere

Attraverso delle concessionarie specializzate nella compravendita dall'estero, prima con sede a Vedelago e poi a Nervesa, rivendevano auto (principalmente Mercedes, Bmw, Volkswagen e Audi) acquistate dalla Germania e immatricolate in Italia, senza versare però un euro di Iva. A scoprire la maxi-frode è stata la Guardia di Finanza di Treviso che dall'alba di oggi, martedì 24 novembre, è impegnata negli arresti di ben otto persone, cinque di nazionalità romena, due albanesi e un italiano. Devono rispondere di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica in atto pubblico e induzione in errore di pubblico ufficiale.

Colpiti dall'ordinanza firmata dal gip del tribunale di Treviso, Marco Biagetti su richiesta del Procuratore reggente Massimo De Bortoli: una donna di 33 anni, l'unica del gruppo, K.E.S., residente a Paese, vero “boss” dell'organizzazione, F.P., albanese di 41 anni, D.D.D., 31enne romeno di Riese Pio X, E.L., 36enne albanese di Spresiano, D.C., 42enne romeno di Vedelago, e infine S.M., 45enne di Padova. Altri due colpiti dal provvedimento non sono ancora stati rintracciati e sono attualmente ricercati. Gli investigatori hanno finora ricostruito ben 161 casi di compravendite di auto irregolari con un'evasione dell'Iva che ammonta ad oltre 524mila euro. A scopo preventivo il tribunale di Treviso ha ordinato in sequestro di due appartamenti, a Paese e Spresiano, per un valore di circa 250mila euro oltre a 53mila euro nei conti correnti e ben 25 auto, nove delle quali recuperate in un capannone di Paese.

Come funzionava la frode

L'organizzazione utilizzava le concessionarie per acquistare senza Iva, da Germania, Francia, Spagna e Belgio, autoveicoli usati di medio-grossa cilindrata, esibendo agli uffici della Motorizzazione Civile di Treviso e Bolzano documentazione falsa che attestava l’avvenuto pagamento dell’imposta all’estero. I clienti stessi erano inconsapevoli del raggiro: sulla carta, con false autocertificazioni create ad arte, risultavano essere loro stessi ad aver adempiuto al versamento Iva. Sono circa 500 i veicoli importati dall’organizzazione a decorrere dal 2015, per un giro d’affari di oltre 8,5 milioni di Euro, di cui 1,5 milioni di Iva sottratta alle casse dello Stato. Per ora, come detto, sono 161 le cessioni oggetto di questa indagine ma sono stati ben 364 i clienti finora sentiti agli atti dalle fiamme gialle. La vendita delle auto veniva promossa ai clienti su alcuni siti specializzati e con prezzi "di favore": evadendo l'Iva era possibile rivendere i mezzi con uno sconto di almeno in 18%. L'indagine è partita da una segnalazione eseguita dalle autorità fiscali tedesche a quelle italiane: gli investigatori teutonici erano convinti che le concessionarie che acquistavano i mezzi nel loro Paese fossero delle "cartiere", impegnate nell'emissione di fatture false. E' così partito un accertamento delle fiamme gialle che ha portato alla luce la frode.

Nonostante il lockdown l'organizzazione aveva continuato a "lavorare": per il trasporto dei mezzi venivano organizzati dei viaggi in auto, alla volta della Germania soprattutto, con tre o quattro persone a bordo che poi dovevano a loro volta riportare in Italia il veicolo.

I clienti

L'organizzazione aveva avuto clienti in tutto il Nord-est ma non solo. La Guardia di Finanza ha tracciato una sorta di mappa delle province in cui le auto erano state cedute: spicca Treviso, con 116 auto, poi Vicenza con 40 e Venezia con 32. Seguono Padova con 30, Pordenone 19, 14 Belluno, 13 Udine, 11 Gorizia, 9 Trento, 8 Verona, 2 a Trieste. Solo per citare i casi registrati nel Triveneto.

Gli Avvocati

«Devo vedere l'ordinanza - dice Carlo Cianci, che difende tre gli indagati, tutti cittadini romeni - mi sembra che il mancato versamento Iva ipotizzato dalla Procura sia a un livello "monstre", un milione e mezzo è una bella cifra considerato che si parla di mezzi di medio-alta fascia. Peraltro, rispetto ai miei assistiti, non si traggono responsabilità specifiche in seno all'associazione a delinquere, su cui profilo descrittivo mi are esista più di qualche dubbio»

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