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Lunedì, 26 Settembre 2022
Cronaca

Furti di identità, tra le le vittime del "re" delle truffe anche un noto penalista trevigiano

Francesco Murgia, avvocato molto conosciuto in città, ha deposto come testimone al processo contro Stefano Ramunni e Giovanni Chiaramonte. Il legale ha raccontato come i due, già condannati per truffa, gli avessero "sequestrato" la cassetta della posta dello studio di Piazza dei Signori

«Mi ha di fatto "sequestrato" la cassetta della posta, sostituendo il nome dello studio con quello di alcune improbabili società». C'è anche il noto penalista trevigiano Francesco Murgia tra le vittime del principe delle truffe Stefano Ramunni e del suo complice Giovanni Chiaramonte, comparsi oggi nell'udienza del processo in cui devono rispondere del reato di sostituzione di persona. Ramunni e Chiaromonte, che sono attualmente in carcere, avrebbero messo in piedi una impressionante attività criminale che,  tra il settembre del 2017 e il gennaio del 2018, avrebbe trasformato la provincia di Treviso nel loro terreno di caccia, prima dell'arresto, avvenuto il 2 marzo del 2018 a Vedelago.

A Murgia il 58enne Ramunni e il 29enne Chiaramonte  (già condannati a Treviso rispettivamente a 5 e 3 anni di reclusione per truffa) sarebbero arrivati quasi casualmente. Per mettere a segno i loro colpi, per lo più truffe ai danni di banche, assicurazioni, società finanziarie e compagnie telefoniche, i due - che nel frattempo avevano temporaneamente stabilito la loro base nella Marca -  avrebbero utilizzato come indirizzo fittizio quello della palazzina, in Piazza dei Signori,  in cui si trova lo studio dell'avvocato, "intestandosi" la cassetta della posta relativa a uno degli uffici del penalista, mettendo le mani anche sulla corrispondenza del legale, che non sarebbe stato però vittima di truffe se non di un tentativo raffazzonato di ottenere il codice della sua carta di credito.

«Sono venuto a conoscenza dei fatti solo nel marzo del 2018 - ha spiegato oggi Murgia, che ha deposto in qualità di parte offesa -  quando ho ricevuto la visita di alcuni agenti di Polizia che mi hanno informato di aver trovato lettere e altre documenti intestati a me e allo studio durante una perquisizione a Ramunni». Si trattava in particolare di un estratto conto di carta di credito i cui dati avrebbero potuto fornire ai truffatori seriali informazioni per tentare di clonare anche l'identità dell'avvocato. Grazie a questo tipo di documenti e persino buste paga taroccate, Ramunni e Chiaramonte avevano aperto una serie di conti correnti, ottenere tessere bancomat da alcune banche, effettuare un passaggio di proprietà di una macchina imbrogliando la titolare di una agenzia di pratiche automobilistiche di Spresiano e persino a farsi dare i duplicati dei documenti fiscali di altri due soggetti. 

Nel gennaio del 2018 Ramunni si sarebbe spacciato per un funzionario dell'Agenzia delle Entrate, mostrando anche un tesserino in cui appariva in foto con la divisa della Guardia di Finanza, per farsi dare una carta acquisti dal negozio Coin di Corso del Popolo del valore di 3mila euro. Le scorribande dei due erano finite il 2 marzo del 2018 quando Ramunni, che in passato ha scontato oltre 20 anni di galera per truffe consumate persino ai danni della moglie e della sorella, era stato arrestato insieme a Chiaramonte dai carabinieri a Vedelago. Ai militari aveva detto di essere un diplomatico dello Stato della Città del Vaticano.
 

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