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Sabato, 2 Luglio 2022
Cronaca

Intesa San Paolo, non c'è responsabilità civile nel crac di Veneto Banca

Per il gup non ci sono i presupposti per la chiamata anche dei revisori della PricewaterhouseCoopers, Bankitalia e Consob. Rigettata l'istanza di incostituzionalità del decreto che assegnò il patrimonio dell'ex popolare al colosso torinese

Niente responsabilità civile per Banca Intesa San Paolo. E' la decisione del gup di Treviso Gianluigi Zulian che ha escluso anche la chiamata alla responsabilità dei revisori della  PricewaterhouseCoopers, Bankitalia e Consob.

Questo l'esito dell'udienza preliminare svoltasi oggi, sabato 9 gennaio, nel procedimento che vede Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato di Veneto Banca, accusato di aggiotaggio, ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto. Rimane nel processo Veneto Banca in liquidazione coatta, ritenuta responsabile in solido con Consoli. Rigettata inoltre l'istanza, presentata da uno degli avvocati di parte civile, sulla presunta incostituzionalità del decreto che stabilì la vendita degli asset della ex popolare di Montebelluna a Intesa, unitamente a quelli della Popolare di Vicenza, per il valore di 1 euro.

Consoli è accusato di aver comunicato a Bankitalia, tra il 2012 e il 2013, un patrimonio gonfiato, perché dai 2,3 miliardi dichiarati dovevano essere tolti 430 milioni di azioni baciate, 131 di accantonamenti su rischi aggiuntivi e ulteriori perdite su crediti per 1,1 miliardi, oltre a 600 milioni di euro in più di crediti in sofferenza. Se contabilizzati, il patrimonio da 2,3 miliardi sarebbe sceso a 613 milioni. Sull’ex popolare si era accentrato l’interesse degli ispettori della Banca d’Italia che avevano effettuato un accesso ai bilanci il 15 aprile e 9 agosto 2013, evidenziando come il valore delle azioni fosse “incoerente con la situazione finanziaria della società e con il contesto economico”. il tutto portò a danni per circa 107 milioni di euro agli azionisti.
 

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