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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

Fallimento Campana, condannata per bancarotta la vecchia proprietà

Imputati erano i fratelli Tommaso e Francesco Ferrarese, di 52 e 50 anni, e l'83enne padre Giovanni. Complessivamente hanno ricevuto 8 anni e 8 mesi di reclusione

Da simbolo della Treviso bella ed elegante a società fallita. Questa la parabola della Campana s.a.s. la cui fine fu decretata, secondo la Procura di Treviso, dall'immobilismo dei suoi soci che già nel 2008, quattro anni prima del baratro, sarebbero stati nelle condizioni di verificare la crisi tremenda che stava arrivando. Invece i Ferrarese, una delle famiglie più in vista della città, si concentrarono su vari tentativi di salvataggio, con il solo risultato però di aggravare il dissesto, che venne dichiarato nel 2012. Per i magistrati vi sarebbero stati anche elementi che proverebbero la bancarotta per distrazione, oltre al fatto che le scritture contabili sarebbero state tenute in maniera tale da rendere pressoché impossibile la ricostruzione dell'effettivo stato patrimoniale, creando dei pregiudizi ai creditori.

Oggi 9 febbraio è arrivata la sentenza del processo che vedeva sul banco degli accusati Tommaso Ferrarese, 52 anni, il fratello Francesco di 50 anni, che rilevarono l'azienda, e il padre Giovanni, 83enne, tutti residenti a Treviso. Tommaso è stato condannato a tre anni e due mesi, Francesco a tre anni e quattro mesi mentre il padre, cadute le accuse (in parte per la prescrizione, oltre alla concessione delle generiche prevalenti) per due capi d'imputazione, ha ricevuto due anni, con la sospensione della pena e la non menzione. Tutti sono stati interdetti dai pubblici uffici per 3 anni, oltre a vedersi applicate le pene accessorie previste dai reati fallimentari. 

Secondo l'accusa tra il 2009 e il 2010 Tommaso e Francesco Ferrarese avrebbero effettuato una serie di prelievi bancomat dai conti della società per ragioni personali, pari a oltre 253 mila euro, denaro mai più recuperato. Inoltre avrebbero affittato il ramo d'azienda alla Gft, società fallita qualche anno più tardi e facente riferimento a Tommaso Ferrarese, compensando i debiti e i crediti con materiale vario di magazzino per oltre 1 milione di euro.

Il curatore fallinentare aveva spiegato, nel corso del processo, che la società era impegnata in un "lifting", una pulizia dei debiti che le avrebbe permesso di ottenere delle nuove linee di credito e che la Gft ha utlizzato buona parte della liquidità per pagare i dipendenti, che non si erano insinunati nel passivo del fallimento. Il difensore, l'avvocato Jacopo Stefani, ha annunciato che farà appello.

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