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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Fecero saltare 33 bancomat tra Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige, in cinque condannati a mezzo secolo di carcere

Quasi 50 anni di reclusione la pena inflitta dal Tribunale di Padova alla banda di giostrai composta da Jody Garbin, 35 anni residente a Trevignano, il fratello Emanuele Garbin, 47 anni anche lui di Trevignano, Jhommy Garbin, 24enne di Caerano San Marco, Maicol Major, 38 anni di Vedelago e Luca Marcato, 50 anni di Legnaro

Quasi mezzo secolo di pena complessiva. Questo l'esito del processo, tenutosi a Padova, alla cosiddetta "banda dei bancomat" che, nel 2019, mise a segno oltre 33 colpi ai danni di altrettanti sportelli atm tra Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, la maggior parte dei quali era andata a buon fine. A finire condannati sono stati Jody Garbin, 35 anni residente a Trevignano, per gli inquirenti il boss del gruppo formato giostrai (14 anni di reclusione), il fratello Emanuele Garbin, 47 anni anche lui di Trevignano (12 anni e 5 mesi), Jhommy Garbin, 24enne di Caerano San Marco (11 anni), Maicol Major, 38 anni di Vedelago (10 anni e 6 mesi) e Luca Marcato, 50 anni di Legnaro (1 anno e 3 mesi).

L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore della città del Santo Benedetto Roberti, era partita dal primo furto, il 10 luglio del 2019 all’ufficio postale di San Giorgio in Bosco (Padova), ritracciando la mappa che passando per Porto Viro (Rovigo), Fonzaso (Belluno), Egna, Cermes e Lana (Bolzano) e Trento, oltre che per le province di Udine e Pordenone, aveva segnato le tappe dell'attività criminale (nell'aprile 2019 i cinque fecero saltare in aria anche lo sportello Banca Intesa di Arten, in Belgio) che avrebbe fruttato circa 500 mila euro. I tre Garbin con Maicol Major erano chiamati a rispondere di associazione a delinquere finalizzata all’esecuzione dei furti aggravati, oltre che detenzione e porto in luogo pubblico di congegni esplosivi realizzati artigianalmente con polvere pirica collegata a un cavo elettrico, ricettazione di auto (non c’è prova a loro carico del furto dei mezzi) usate per raggiungere e allontanarsi dalle filiali delle banche prese di mira sempre in orario notturno e anche delle targhe false applicate.

Nel settembre del 2019 era stato effettuato un "blitz" nei campi nomadi di Ponzano e Vedelago. Oltre alle normali perquisizioni che hanno consentito di recuperare passamontagna, arnesi da scasso e utenze telefoniche anche belghe, i militari usarono le ruspe per scavare nei terreni. Perché sapevano cosa cercare: nel giardino di Jody Garbin dentro una scatola di plastica c’erano mazzette di banconote per un totale di 130 mila euro. A casa di Maicol Major sono stati trovati invece 64.280 euro nascosti in una finta tubatura di scarico, un normografo e lettere adesive per falsificare le targhe. A casa di Vivian Roberto, padre dei Garbin invece, c’erano banconote macchiate di rosso: ritenute il "provento dai delitti dei figli"

Contemporaneamente vennero anche emessi 5 ordini di arresto europeo per altri assalti che sarebbero stati compiuti in Belgio. Uno di questi è a carico di Radames Major, il padre di Manuel, il 37enne ucciso dal vigilantes Massimo Zen nell’aprile del 2017 mentre fuggiva dall’ennesimo colpo. Uscito dal carcere circa due anni fa, secondo le autorità belghe farebbe parte della banda che aveva la sua base proprio nel trevigiano. Radames era stato estradato nel febbraio del 2020, insieme a Maurizio Brusadin e Gjarvjs Major. Gli altri due destinatari di mandato di arresto europeo, Jody e Johnny Major, subiranno la stessa sorte al termine del primo grado di giudizio italiano.

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