Bomba al Pam, Sorarù si difende: «Ho trovato il pacco, non volevo che esplodesse»

Resta in carcere il senza tetto 56enne arrestato come sospetto autore dell'attacco dinamitardo messo a segno ai danni del supermercato di Via Zorzetto a Treviso, lo scorso 8 novembre

Nella foto Enrico Sorarù, l'attentatore

«Io non volevo che esplodesse, l'ho trovata e l'ho messa davanti al supermercato». Ha detto così Enrico Sorarù, il 56enne senza dimora arrestato come sospetto autore dell'attacco dinamitardo messo a segno domenica 8 novembre ai danni del supermercato Pam di Via Zorzetto a Treviso. Di fronte al giudice delle indagini preliminari Angelo Mascolo ha insomma cercato di minimizzare la sua responsabilità. Il gip, oltre a convalidare l'arresto, ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere

«L'ho trovata per caso» ha detto Sorarù «ai giardini di S. Andrea, poi l'ho messa davanti al supermercato ma non volevo che esplodesse e potesse nuocere a qualcuno». Ma l'ordigno di Via Zorzetto  era un ordigno potenzialmente in grado di uccidere. Si trattava di una bomba a mano, quasi certamente fabbricata  nell'ex  Jugoslavia, riempita con oltre un centinaio di biglie d’acciaio da tre millimetri di diametro. Gli investigatori stanno lavorando per capire come Sorarù, un uomo da anni senza fissa dimora, con problemi d’alcol e precedenti per piccoli furti, sia riuscito a procurarsi un ordigno così potente e potenzialmente letale.

Procurarsi un’arma non è semplice anche se la criminalità organizzata adopera spesso il canale dell’Est per far entrare in Italia armi da guerra come kalashnikov o bombe a mano. E a questo proposito una rivelazione importante potrebbe essere quella secondo cui Enrico Sorarù  si nascondeva nel garage di Primo Possamai, 53 anni di Nervesa. Possamai non è una persona qualsiasi ma un volto noto alle forze dell’ordine. Il suo nome è legato a rapine a uffici postali e supermercati alla fine degli anni Novanta e a tentativi di furto in uffici dell’Asl e detenzione di esplosivo nei primi anni Duemila. Ma soprattutto, di recente, Possamai è salito alla ribalta della cronaca per aver piazzato la bomba che, la notte del 3 ottobre 2017, esplose davanti alla porta di casa dell’imprenditore vitivinicolo di Monfumo, Simone Rech, su commissione di Attilio Bergamin, un anziano prozio di Rech, che con il parente aveva un contenzioso economico che, a suo dire, lo aveva danneggiato.

È chiaro che questo è un aspetto che gli investigatori della questura e dei carabinieri stanno approfondendo. Possamai è noto nel sottobosco della criminalità locale soprattutto per essere un esperto nel campo degli esplosivi e con alle spalle diverse denunce per detenzione illegale di ordigni da guerra e polvere da sparo.

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