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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Interrogatorio di garanzia, Branko Durdevic resta in silenzio

Il 36enne, che lunedì scorso ha sparato allo "zio" Domenico Durdevic ferendolo gravemente alla testa, non risponde davanti al gip durante l'udienza di convalida

E' rimasto zitto davanti al gip Gianluigi Zulian, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Branko Durdevic, il rom 36enne che lunedì pomeriggio ha sparato  dal balcone della sua casa, in Borgo Capriolo a Santa Bona,  centrando alla testa "Joco" Domenico Durdevic, 52 anni, ora ricoverato in fin di vita al Ca' Foncello di Treviso, ha preferito il silenzio. Il pubblico ministero Gabriella Cama ha chiesto la custodia cautelare in carcere e il giudice per le indigini preliminari si è riservato di decidere. Per ora Branko, difeso dagli avvocati Alessandra Nava e Giacomo Michieli, resta nel carcere recluso nel carcere di Venezia, dove si trova dal giorno dell'arresto per motivi precauzionali dato che a S. Bona si trova il figlio di "Joco", Riccardo.

Durdevic, accusato di tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco, avrebbe fatto fuoco sullo "zio" al termine di una violenta discussione che ha avuto come oggetto le nipotine di Domenico Durdevic di cui una, la più piccola, vive in Croazia con la madre - che nel frattempo ha avviato una relazione con Branko - e che "Joco" non sarebbe più riuscito a vedere.

Sentito poco dopo il suo arresto, a sommarie informazioni, il 36enne avrebbe confermato la ragione del dissidio, aggiungendo però che il 52enne si sarebbe presentato armato di una spranga o di un bastone. «Ho avuto paura e in quei momenti concitati ho sparato i colpi di pistola». Uno ha raggiunto "Joco" Durdevic alla testa, ferendolo gravemente.

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