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L'intervento dei carabinieri

L'intervento dei carabinieri

Lavoro nero, due aziende chiuse per violazioni anti-Covid

Operazione dei carabinieri del Gruppo Tutela Lavoro di Venezia e del Comando Provinciale di Treviso con l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Treviso. Trovati 21 lavoratori “in nero”

Nell’ambito di una attività di contrasto al lavoro nero e di monitoraggio del rispetto della normativa anti covid sui luoghi di lavoro, i militari della Tutela Lavoro dell’Arma, nella giornata di ieri, giovedì, hanno effettuato una serie di controlli che hanno interessato inizialmente due aziende nel settore manifatturiero tessile e della produzioni di occhiali nelle zone dell’alto trevigiano rilevando numerose irregolarità. A Pederobba e Villorba due azienda gestite da un cittadino cinese ed uno italiano, risultavano aver alle loro dipendenze rispettivamente 4 lavoratori “in nero” su 26 lavoratori e 3 “in nero” su 8 impiegati, per il quale veniva adottata la sospensione dell’attività imprenditoriale, contestando ad entrambe numerose violazioni sulla normativa della sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008. Numerose anche le violazioni rilevate in materia ed osservanza delle misure anti-covid, soprattutto riguardanti l’utilizzo dei dispositivi di protezione personale, per il quale veniva adottato un ulteriore provvedimento di chiusura provvisoria.

Ulteriori controlli sono stati poi effettuati nel settore agricolo nella zona di Motta di Livenza, dove venivano controllate tre aziende agricole, tutte gestite da cittadini extra-UE, dove venivano trovati a lavorare nei campi, nelle potature delle viti, 30 lavoratori tutti extra UE, dei quali 14 risultati impiegati “in nero”. Tra questi cittadini pakistani, senegalesi ed indiani due dei quali risultavano privi di permesso di soggiorno tanto da comportare la denuncia a piede libero per i rispettivi datori di lavoro per la violazione della normativa in materia di immigrazione. A tutte e tre le aziende venivano comminate sanzioni amministrative ed applicato il provvedimento della sospensione dell’attività imprenditoriale avendo superato del 20% l’impiego di manodopera in nero sul totale dei lavoratori occupati.

In totale sono stati 64 le posizioni lavorative controllate dai Carabinieri della Tutela Lavoro e dell’Arma Territoriale e dagli ispettori dell’ITL trevigiano, di cui 60 riguardano cittadini extra-UE, 21 di essi risultati impiegati “in nero”. Due i clandestini sopresi alle dipendenze di datori di lavoro. Elevate sanzioni amministrative per un complessivo di 81.300 euro con l’applicazione di 4 sospensioni imprenditoriali. Dai controlli anti-covid sono emerse 10 violazioni specifiche per il quale venivano contestate violazioni amministrative per € 4.000,00 ed applicate a due aziende la chiusura provvisorie fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Contestate nel complessivo 19 prescrizioni in materia di igiene e sicurezza sul luoghi di lavoro per un ammontare di ammende pari a 155.000 euro.

Lavoro nero, Visentin: “Un virus che provoca danni al nostro sistema economico”

«Quello del lavoro nero è un virus che non riusciamo a debellare, ma i danni causati da questo male, anche questo nascosto, sono pesanti per la salute del nostro sistema produttivo, economico e sociale». Questo il commento di Mauro Visentin, segretario generale della CGIL di Treviso, alla notizia dei controlli dei Carabinieri sul lavoro irregolare nel settore agricolo e manifatturiero della provincia.

«Evasione fiscale e contributiva conseguente al lavoro nero sono mali tristemente endemici nel nostro territorio -afferma il leader della CGIL di Treviso- contro le quali le Forze dell’Ordine, e i Sindacati per quel che possono, lottano quotidianamente monitorando il rispetto delle regole e dei contratti. Infatti, la mancata o non piena contrattualizzazione della forza lavoro distrae risorse importanti dalle casse pubbliche, sia in termini di tassazione sia di contribuzione. E poi a farne la spesa siamo tutti. Ma non solo, furbetti e realtà produttive disoneste fanno concorrenza sleale e così provocano distorsione nel mercato a spese delle aziende oneste -aggiunge Mauro Visentin-Servono antibiotici da cavallo per abbattere questo male: risorse, strumentazione e in particolare personale per condurre le indagini. Ma serve anche un grande senso di responsabilità da parte di tutti e un maggior impegno delle Istituzioni e delle parti datoriali”. “Dietro a queste aziende oltre all’illegalità si evidenzia anche la mancanza di senso civico, la mancata applicazione delle norme anti Covid rappresenta un comportamento gravissimo, con possibili ripercussioni sulla salute pubblica, e va punito in modo esemplare».

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