Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca Centro

Ristruttura casa con i soldi dei clienti, Cassazione conferma la condanna

Daniele Vidotto, 57enne promotore finanziario, era accusato di aver tratto assegni per una casa in Pescheria dal conto di un ignaro cliente. Tra i truffati anche le sorelle Zoppas

Daniele Vidotto, il promotore finanziario la cui condanna è stata confermata in Cassazione

Era accusato di aver fatto "sparire" 6 milioni di euro dai conti correnti dei suoi clienti presso la Credit Suisse di Piazza Crispi a Treviso e per questo era stao condannato a sei anni e due mesi di reclusione, divenuti tre anni e venti giorni di reclusione e 1.180 euro di multa in Appello. Il mese scorso la sentenza per Daniele Vidotto, il promotore finanziario di 57 anni originario di Oderzo, è diventata esecutiva. La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso dell'uomo, difeso dall'avvocato Luigi Fadalti, confermando quanto deciso a Venezia.

Il caso, che fece molto scalpore in città, risale al 7 aprile del 2015 quando venne emessa la sentenza di primo grado per fatti che risalgono addirittura al 2007, anno in cui secondo l'accusa il promotore finanziario avrebbe iniziato a eseguire movimenti illeciti nei conti dei suoi clienti senza che la banca sapesse nulla. Daniele Vidotto venne denunciato per truffa, appropriazione indebita e violazioni del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia dalla stessa Credit Suisse, che aveva scoperto l'emissione di assegni tratti dal conto di un ignaro cliente e versati all'azienda che stava ristrutturando la casa dell'imputato in zona Pescheria. Da un controllo interno erano emerse le prime irregolarità, che via via si sono fatte sempre più numerose.

Secondo gli investigatori il denaro degli investimenti proposti ai clienti veniva fatto confluire nel conto di un amico di Vidotto, finito pure lui a processo per riciclaggio e che poi venne assolto, o in un secondo conto che sarebbe servito al promotore finanziario per la ristrutturazione di un attico di lusso in Pescheria. Ai clienti, secondo l'accusa, venivano poi mostrate finte rendicontazioni bancarie per far vedere che gli investimenti erano a posto. Il ricorso dell'avvocato Fadalti faceva riferimento all'aumento della pena nella misura di un mese e dieci giorni di reclusione con riguardo ad alti tre assegni emessi in data 22/07/2011 per un importo complessivo di euro 11.000 tratti dal Vidotto e una erronea applicazione della legge penale in relazione al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, non essendosi tenuto conto dell'incensuratezza dell'imputato. Gli Emellini hanno ritenuto infondato il primo motivo, che pretende di estendere la prescrizione " incredibilmente non tenendo conto conto che la sentenza di improcedibilità per prescrizione ha avuto riguardo alle condotte antecedenti quella data, ossia poste in essere fino al 21/07/2011, con la conseguenza che per i fatti commessi il 22/07/2011, l'area di punibilità è stata chiaramente affermata". La mancata risposta del giudice d'appello alla richiesta difensiva di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche trova invece "giusta motivazione nell'omessa indicazione da parte del richiedente delle ragioni che ne potevano giustificare il riconoscimento". Tra le vittime di Vidotto anche le sorelle Zoppas, risarcite da Credit Suisse del danno patrimoniale, dei danni di immagine e della impossibilità di investire i propri risparmi, perché spariti, in iniziative più redditizie.

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