Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Il racconto illustrato del fumettista: "Io, nell'inferno nell'aeroporto di Istanbul"

La testimonianza di Claudio Calia: "Cercavo ossessivamente il gate e non capivo perché la gente corresse urlando e piangendo, poi ho ricevuto un sms e ho guardato dalla finestra"

TREVISO "Io l'ho vissuta così". È una delle sue vignette a raccontare l'inferno dell'aeroporto di Istanbul vissuto dal disegnatore trevigiano - ma padovano d'adozione - Claudio Calia.

"IO, NELL'INFERNO DELL'AEROPORTO DI ISTANBUL" Era lì, Calia, in quei drammatici momenti. Era partito con un aereo da Bologna ed era diretto ad Erbil, in Iraq. Nel Kurdistan iracheno avrebbe dovuto prendere parte ad un'attività organizzata dall'associazione "Un ponte per...", per raccontare con il fumetto la società civile irachena che resiste a guerre e fondamentalismi. "Sto bene. Domani è un altro giorno": è il primo post comparso sulla sua bacheca Facebook.

IL RACCONTO Poi è arrivato il secondo, un'illustrazione e una didascalia: "Scendo dall'aereo e comincio a cercare ossessivamente il gate per il volo che mi avrebbe dovuto portare ad Erbil, in Iraq. In quel momento mi ritrovo contromano in mezzo a una baraonda di gente che corre urlando e piangendo. 'Gli avranno cambiato all'ultimo il gate del volo?', mi chiedo, immagino una cosa alla Trenitalia, tipo. Io continuo a cercare il gate. Poi mi arriva un sms: 'Attentato all'aeroporto Ataturk'". In un primo momento, Calia ha creduto ad uno scherzo, ma poi si è sporto ad una finestra: ambulanze, feriti: "Il buio è illuminato da mille luci blu".

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