rotate-mobile
Venerdì, 14 Giugno 2024
Cronaca

Corruzione all'Agenzia delle Entrate, arrestata nota commercialista trevigiana

Quattordici tra imprenditori e funzionari pubblici in carcere, 2 ai domiciliari. Accertati almeno 6 episodi illegali. Regali e assunzioni per ammorbidire di milioni il debito con l'erario

VENEZIA Addetti alla riscossione delle tasse pagati dagli imprenditori per "sgonfiare" gli importi delle imposte dovute. Funzionari pubblici corrotti per favorire titolari d'impresa, un calderone da cui tutti riuscivano a trarre il proprio vantaggio. Gli imprenditori nei guai sono 6, 3 i funzionari dell'Agenzia delle Entrate, 2 i commercialisti (tra cui Tiziana Mesirca, trevigiana con studio in via Isola di Mezzo), 2 gli ufficiali della guardia di finanza, un appartenente alla commissione tributaria regionale per il Veneto e 2 dirigenti di una compagnia assicuratrice veronese: è il variegato panorama degli arrestati nell'operazione sfociata nel blitz di venerdì, eseguito dal Nucleo di polizia tributaria di Venezia. Eseguite 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 2 ai domiciliari (entrambi imprenditori) emesse dal Gip del tribunale di Venezia su richiesta della Procura.

LE ACCUSE DELLA PROCURA - Tutti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, "coinvolti con diversi ruoli in fatti di corruzione commessi al fine di sgonfiare gli importi delle imposte da pagare da parte di imprese già sottoposte a verifiche fiscali". L'indagine - iniziata nell'estate del 2015 - è definita "la più grossa in tema di corruzione dopo il Mose", e non a caso ha avuto origine da un filone collaterale del sistema di corruzione legato alle paratoie mobili, nella quale erano emersi "comportamenti sospetti tenuti da un dirigente dell’amministrazione finanziaria".

IL PRIMO EPISODIO - Il primo episodio riscontrato consiste in un patto corruttivo tra un imprenditore jesolano ed un dirigente dell’Agenzie delle Entrate, che, trasferito in un'altra regione dopo i contatti preliminari, si è avvalso di un suo collega in servizio a Venezia. Sono state raccolte fonti di prova relative alla corresponsione di tangenti per un totale  di 140mila euro, in varie tranche tra il settembre 2016 e il maggio 2017; in cambio, i due funzionari si sono adoperati per ridurre di circa l’80% le imposte dovute da tre società, con sede in provincia di Venezia, riconducibili all’imprenditore, che erano state sottoposte a verifica fiscale da altri funzionari della stessa Agenzia, passando così da 41 milioni di euro dell’originaria pretesa di gettito a poco più di 8 milioni di euro effettivamente pagati. Inoltre, l’imprenditore ha ottenuto che venisse ritardata la notifica di altri avvisi di accertamento per debiti tributari, in modo da poter chiedere rimborsi Iva, ammontanti a 600mila euro, che altrimenti non avrebbe potuto legittimamente ottenere. Nelle vicende sono risultati partecipi, con ruoli attivi, anche i familiari dell’imprenditore (moglie e due figli). Un altro episodio invece a Chioggia: gli stessi due funzionari si erano accordati, secondo l'accusa, con un commercialista della città clodiense per ricevere 50mila euro in cambio della promessa di “accomodare” un accertamento tributario ad un’impresa del posto.

GLI ALTRI EPISODI - Ulteriore vicenda simile, sempre con lo scopo di ridimensionare l’esito di verifiche, ha visto coinvolti il Nucleo di polizia tributaria di Venezia, una società immobiliare e un’azienda di trasporti di Venezia. I titolari delle imprese ispezionate avrebbero corrotto un ufficiale della guardia di finanza e un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, con l’intermediazione di una commercialista trevigiana. L’ufficiale, in cambio di denaro e beni di lusso per un valore di 40mila euro, ha fatto da “ponte” verso il funzionario dell’Agenzie delle Entrate, e, con il proprio interessamento, supportato dalla commercialista, ha reso possibile la riduzione di oltre il 70% dell’importo del debito complessivo delle aziende verificate, passato da euro 13 milioni a 3,7.

TERZO CASO - La terza vicenda si ricollega a verifiche fiscali effettuate dall’Agenzie delle Entrate nei confronti di un’impresa assicuratrice veronese. Risultano coinvolti l’ufficiale del Corpo ed il funzionario dell’Agenzia delle Entrate già citati, nonché due dirigenti dell’azienda assicurativa ed un giudice tributario, che ha svolto le funzioni di mediatore. I pubblici ufficiali hanno ricevuto oggetti preziosi del valore di 20mila euro, a febbraio e marzo 2017, ed in cambio hanno fatto sì che il debito erariale, per imposte e sanzioni da pagare, scendesse da 8,8 milioni a poco più di 2,6.

ASSUNZIONI IN CAMBIO DELLO SCONTO - Un ultimo episodio corruttivo riguarda l’"accomodamento” di un controllo fiscale, eseguito tra il novembre 2015 e il febbraio 2016, nei confronti di un’impresa industriale della provincia di Udine; in questo caso, l’ufficiale in servizio a Venezia si è rivolto ad un altro ufficiale che a quel tempo dirigeva l’attività di verifica, convincendolo a non approfondire troppo l’ispezione contabile. In cambio, l’imprenditore friulano ha assunto alle dipendenze il figlio del primo ufficiale ed ha offerto altre regali. Oltre agli arresti, il Gip ha disposto il sequestro, in capo agli indagati, delle somme oggetto delle pattuizioni corruttive, per un importo totale di 440mila euro.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Corruzione all'Agenzia delle Entrate, arrestata nota commercialista trevigiana

TrevisoToday è in caricamento