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Il tribunale di Treviso

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Crac Compiano, l'arringa della difesa: «Era malato, la sua non fu bancarotta»

L'avvocato Piero Barolo prova a smontare pezzo per pezzo le tesi della Procura: «Era una persona affetta da una compulsione al collezionismo, anche il pubblico ministero ha riconosciuto la sua semi infermità mentale»

«Compiano era una persona affetta da una compulsione che lo portava ad un bisogno smodato di fare il collezionista. Era malato. Anche il pubblico ministero ha riconosciuto la sua semi infermità mentale». Ha parlato per tre ore Piero Barolo, l'avvocato difensore di Luigi Compiano, l'ex patron di North East Service finito a processo per il crac del gruppo e per il quale il pubblico ministero Massimo De Bortoli ha chiesto nove anni di reclusione e la confisca di oltre 3 milioni e mezzo di euro.
«L'ammanco di denaro - ha detto Barolo prima di chiedere l'assoluzione - non costituisce una bancarotta per distrazione ma più semplicemente una appropriazione indebita. Il denaro non è mai entrato nella disponibilità dell'azienda, è sempre stato di chi lo aveva depositato. E l'appropriazione indebita si è consumata nell'esatto momento in cui avveniva la sottrazione del denaro, cui venne data una destinazione incompatibile con il titolo per il quale era in deposito. E quindi il reato si è prescritto nel gennaio di quest'anno».

Compiano è accusato di aver sottratto 36 milioni di euro dai caveu in cui era conservato denaro liquido di soggetti come Ikea, la banca marocchina Attijariwafa, Veneto Banca, Intesa San Paolo, Unicredit, Mondialpol Service, Mondialpol Bergamo, Mondialpol Milano, Vedette Due, Ipermontebello spa, Coop Service e Zurich Insurance, tutti costituitisi come parte civile, per acquistare modelli di lusso di autoveicoli e natanti: 400 auto, 100 motociclette e 70 imbarcazioni.

Barolo smonta pezzo per pezzo la tesi della Procura e in particolare si "accanisce" contro l'ipotesi di bancarotta documentale. «Se possiamo dire una cosa paradossale - conclude l'avvocato - esisteva un conto, creato da Nes, dove venivano annotati tutti gli ammanchi. Questo non ha impedito di ricostruire le appropriazioni indebita, ha semmai agevolato il lavoro di ricostruzione della curatela. Tanto è vero che che la Guardia di Finanza, nella sua relazione alla Procura, solo tre giorni dopo scrisse che non c’è voluto nessuno per fare i conti al centesimo ma è bastato andare su un software...cliccare e le somme erano lì, in bella mostra". Si torna in aula per le reliche il 7 gennaio

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