Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

Compra un immobile con soldi di provenienza dubbia, camorrista finisce rinviato a giudizio

Salvatore Speranza, uomo del gruppo di Pietro Nappa con ruolo di capozona di Qualiano tra gli anni '80 e '90, mentre era nella Marca comprò nel 2016, con denaro contante, un appartamento nei dintorni di Forlì senza comunicarlo, cosa a cui sarebbe stato tenuto essendo stato condannato in via definitiva nel 2007 per associazione a delinquere di stampo camorristico

Era sotto protezione a Treviso, ospitato in un località segreta da dove, come pentito, raccontava agli investigatori i segreti economici, soldi a palate, che fruttava il riciclaggio del denaro sporco da parte degli affiliati a quella fu la Nuova Camorra organizzata del boss Raffaele Cutolo. Oltre a "cantare" sulle ramificazioni dei rapporti con la politica locale e nazionale. Ma Salvatore Speranza, "o' sergente" come era soprannominato, uomo del gruppo di Pietro Nappa con ruolo di capozona di Qualiano tra gli anni '80 e '90, mentre era al sicuro nella Marca comprò con denaro contante un appartamento nei dintorni di Forlì senza comunicarlo, cosa a cui sarebbe stato tenuto essendo stato condannato in via definitiva nel 2007 per associazione a delinquere di stampo camorristico. Lo Stato fece i controlli e, colto in flagrante, il malavitoso è stato spedito dritto in Tribunale dove ieri, comparso di fronte al giudice per l'udienza preliminare Angelo Mascolo, è stato rinviato a giudizio.

Quei soldi con cui Speranza aveva acquistato il piccolo appartamento sono di provenienza dubbia, forse, si sospetta, il frutto delle attività estorsive che l'uomo avrebbe attuato in favore del clan; la competenza invece era tutta trevigiana in quanto il pentito, al tempo dei fatti, risiedeva proprio nella Marca. Il processo, che è stato calendarizzato per il gennaio del 2023, è comunque a forte rischio di prescrizione, che scatterà in ogni caso al termine del primo grado di giudizio.

L'acquisto dell'appartamento, avvenuto prima del 2016, sarebbe stato fatto con denaro contante, una spesa pari a circa duecentomila euro. Speranza avrebbe dovuto comunicarlo ma non lo fece, peraltro comperando l'immobile a nome suo senza utilizzare un intermediario che facesse da finto intestatario. Così quando dall'amministrazione dello Stato partirono i controlli, grazie all'incrocio con la banca dati del comune in cui avvenne l'operazione, si scoprì che di quella transazione, che avrebbe dovuto essere denunciata per permettere il tracciamento dei fondi, non vi era traccia da nessuna parte.

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