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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca

Veneto Banca, il consulente della difesa: «Finanziare l'acquisto di azioni era lecito e addirittura incentivato dalla Bce»

All'udienza odierna del processo sul crac della ex popolare, ha deposto Paolo Gualtieri, avvocato e professore ordinario di economia e intermediazione finanziaria alla Cattolica di Milano

«Finanziare l'acquisto di azioni non solo era lecito ma addirittura incentivato per le banche popolari da un regolamento della Banca Centrale Europea». Così ha riferito oggi, venerdì 3 dicembre, Paolo Gualtieri, avvocato e professore ordinario di economia e intermediazione finanziaria alla Cattolica di Milano, consulente della difesa nel processo che vede Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato prima e poi Direttore generale di Veneto Banca, unico imputato del resto di ostacolo alla vigilanza bancaria e falso in prospetto nel procedimento che affronta il crac dell'istituto di credito montebellunese.

Gualtieri, da 30 anni consulente di molti tribunali italiani, membro di parecchi consigli di amministrazione bancari ed ex commissario e presidente del comitato di vigilanza, era stato chiamato dal legale di Consoli, l'avvocato Ermenegildo Costabile, a confutare le tesi del consulente della Procura Luca Terrinoni.  

«Qui - ha detto - non si sta parlando di un'azione illecita, anzi nel caso delle popolari il tema dell'assistenza per favorire gli scambi si è sempre posto perché molte non erano quotate e il meccanismo veniva attuato  per facilitare lo scambi. Peraltro non si possono calcolare nel patrimonio di vigilanza il valore delle azioni acquistate in questo modo, perché se la banca va in default non valgono niente. Per detrarre dal patrimonio di vigilanza il valore delle azioni acquistate  occorre accertare che il finanziamento sia stato utilizzato per l'acquisto di titoli: se c'è collegamento tra valore e tempistiche tra il finanziamento e compravendita si può presumere che siamo in presenza di un'operazione di assistenza finanziaria, ma sono esclusi gli altri casi».

«I valori delle baciate e dell'esposizione su crediti - ha spiegato il consulente della difesa - sono estremamente incerti e il fenomeno risulta gonfiato. Le maggiori perdite  sono di 23 milioni e le operazioni baciate si attestato su un livello di 50 milioni. Il compito di vigilanza era prudenziale, cioè prevenire i rischi. Nell'ispezione della Bce si dice che ci sono state operazioni finanziate da fidi aperti anche tre anni prima dell'acquisto di azioni, ma è una attività  impossibile da stabilire, poiché manca la finalità che deve essere della banca, ricordo, e non del cliente. La supposizione deve essere grave, precisa e concordante». 

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