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Venerdì, 19 Aprile 2024
Cronaca

Delitto di Fiera, anche Afrim Manxhuka esce dal carcere e va ai domicilari

L'attenuazione della misura cautelare nei confronti del 51enne kosovaro, che il 12 novembre scorso avrebbe accoltellato mortalmente il connazionale Ragip Kolgeci al bar "La Musa" di viale IV Novembre, è stata decisa dal gip Carlo Colombo. L'uomo, come già l'altro indagato Valmir Gashi, sarà controllato con il braccialetto elettronico

Dopo sette mesi la Procura di Treviso ha avuto tutto il tempo di espletare le indagini e le esigenze cautelari che permangono devono essere contemplate con altre esigenze. Questa in sostanza la motivazione dell'ordinanza con cui il gip Carlo Colombo ha disposto, lunedì 8 maggio, la scarcerazione di Afrim Manxhuka, il 51enne kosovaro accusato di essere la persona da cui sarebbe partito il colpo di coltello che ha raggiunto l'arteria femorale di Ragip Kolgeci, il connazionale 52enne ucciso la sera del 12 novembre scorso nel piazzale di fronte al bar "La Musa" di viale IV Novembre. Manxhuka, come già l'altro imputato Valmir Gashi (scarcerato alla fine di aprile) andrà ai domiciliari con l'utilizzo del braccialetto elettronico e la sua uscita dal carcere di Treviso è prevista per venerdì 12 maggio.

Secondo le ricostruzioni i fatti, che hanno portato anche ad indagare altre 15 persone, tra cui tre donne, tutti accusati a vario titolo di favoreggiamento e rissa aggravata (reato che potrebbe tramutarsi in lesioni personali) Manxhuka avrebbe sferrato il colpo di coltello che ha provocato una lesione profonda all'interno coscia della gamba, provocando la rottura dell'arteria femorale, mentre Gashi avrebbe invece impugnato la spranga appuntita con cui l'uomo è stato centrato alla parte posteriore della testa. La relazione sull'esame autoptico della vittima dice che, contrariamente a quanto si ipotizzava, il colpo che Kolgeci ha ricevuto alla testa dal 32enne sarebbe avvenuto quando l'uomo era già morto per dissanguamento, provocato dal profondo fendente tirato dal 51enne. Afrim Manxhuka avrebbe peraltro affrontato la vittima non tanto per il debito di 500 euro che avrebbe avuto nei confronti del figlio della vittima quanto per "lavare con il sangue" un affronto che Kolgeci avrebbe commesso in Kosovo e che avrebbe "meritato" di essere punito secondo il codice medioevale ancora in vigore nella zone di montagna di quel paese.

Ma questa versione viene contestata dal 51enne (difeso dagli avvocati Mattia Visentin e Luigi Fadalti) che continua a dirsi innocente. Secondo Manxhuka il delitto sarebbe maturato nel contesto di "problemi" tra giovani che appartenevano alla due famiglie. Ma poi le cose sarebbe degenerate, dando luogo ad un rissa a cui avrebbero partecipato almeno un quarantina di persone. I legali del kosovaro, che nega di aver sferrato la coltellata, restano in attesa del riscontro sulle tracce di Dna presenti sul manico dell'arma utilizzata per l'omicidio, le uniche che possono a questo punto confermare o smentire la difesa.

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