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Cronaca Santa Bona / Borgo Domenico Capriolo

Omicidio di Borgo Capriolo, Branko Durdevic condannato a 29 anni di carcere

L'accusa aveva chiesto l'ergastolo. Oggi, 14 aprile, la sentenza nel tribuinale di via Verdi a Treviso: il rom 39enne, l'8 febbraio 2021, ferì a colpi di pistola lo zio Joco, morto alcune settimane dopo. Requisita l'abitazione in cui viveva l'omicida: tornerà nella disponibilità del Comune di Treviso

E' stata pronunciata nella mattinata di oggi, 14 aprile, al palazzo di giustizia di via Verdi a Treviso la sentenza di primo grado del processo per l'omicidio di Joco Durdevic, il rom 53enne, ferito a colpi di pistola l'8 febbraio 2021 a Borgo Capriolo, nel quartiere trevigiano di Santa Bona, e morto alcune settimane dopo in ospedale. Il nipote 39enne, Branko Durdevic, è stato condannato ad una pena di 29 anni di reclusione. Il giovane è stato invece prosciolto dall'accusa di tentato omicidio nei confronti di Samantha Durdevic che il giorno della sparatoria accompagnò il padre ad affrontare Branko. L'accusa, sostenuta dal pubblico ministero Gabriella Cama, aveva chiesto l'ergastolo e l'isolamento diurno per un anno. Requisita l'abitazione in cui viveva l'omicida: tornerà nella disponibilità del Comune di Treviso.

«E' stata scartata l'aggravante della premeditazione - dice il difensore, l'avvocato Alessandra Nava - il che vuol dire che non abbiamo lavorato invano, così come è stato tolto il tentato omicidio di Samantha Durdevic. Ma non siamo soddisfatti della sentenza (che ha peraltro riconosciuto al 37enne le attenuanti generiche equivalenti alle restanti aggravanti, n.d.r.) per cui presenteremo certamente appello. Dall'istruttoria secondo me è uscita chiaramente la mancanza di volontà omicidiaria dell'imputato. Ma vogliamo ovviamente leggere le motivazioni prima di fare qualsiasi altra considerazione».

«Mi sembra una sentenza logica - è il commento dell'avvocato Francesco Murgia, che a giudizio rappresentava i familiari della vittima, cui è stata accordata una provvisionale (il risarcimento dei danni è devoluto al giudizio civile) di circa mezzo milione - che pone fine a due anni di grande sofferenza. Non dico che è un bel giorno perchè siamo davanti ad una pesante condanna, ma almeno possiamo concordare sul fatto che è stata fatta giustizia».

«Auspico che la Procura voglia appellare la sentenza - dice invece l'avvocato Maria Claudia Conidi, che rappresentava Giampiero Petricciolo, genero di Joco - non è possibile che una persona spari alle 3 del pomeriggio addosso ad altri con l'intento di uccidere e non venga condannato all'ergastolo. E' una cosa per me priva di senso».

La lettura della sentenza è stata seguita da momenti di forte tensione tra i parenti di Domenico Durdevic e quelli di Branko. «Ora sarete contenti, avete distrutto la vita di una persona» ha urlato Sharon Salvi, la compagna dell'omicida che anche a processo, durante la sua deposizione, aveva sempre sostenuto la tesi secondo cui lei e Branko sarebbero stati perseguitati dalla famiglia di Joco a causa della gestione di una delle figlie della donna, avuta da una precedente relazione con Riccardo Durdevic, il figlio dell'assassinato. «Deve impiccarsi per il rimorso» le hanno risposto i familiari di Joco. Alla fine la Salvi e il fratello di Branko sono stati allontanati dal tribunale e scortati dai carabinieri fino alle loro macchine.

L'8 di febbraio del 2021 Joco Durdevic e le altre persone che erano con lui arrivarono sotto la casa dove risiedeva Branko richiamandone l'attenzione. Il 52enne gli chiede di poter vedere la figlia piccola (che sta con la madre all'estero) ma successivamente la discussione si sarebbe allargata alle altre figlie di Riccardo che stavano invece con il nonno. Il 37enne a quel punto avrebbe fatto fuoco almeno due volte.  

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