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Cronaca Centro

Treviso al buio: la città vissuta da chi non la può vedere

Viaggio tra i vicoli di Treviso, tra strisce pedonali non segnalate, attraversamenti pericolosi, parapetti inesistenti, biciclette e motorini sui marciapiedi e autobus muti. La città vissuta al buio

Il sole a picco sul porfido, il termometro che segna 35 gradi, parcheggi semivuoti, poca gente in giro lungo il dedalo di vie che caratterizzano il centro storico. In piazza Pio X mi aspetta Massimo, insieme dalla madre, per accompagnarmi in un tour particolare di Treviso.

IN GIRO PER TREVISO - Massimo fa parte dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e si è offerto di farmi da guida nella Treviso dei non vedenti.

La nostra prima meta è piazza Duomo. E qui troviamo l’attraversamento pedonale per eccellenza, quello che taglia per intero il parcheggio e la piazza, passa davanti al duomo e arriva in via Calmaggiore. Per Massimo un’agonia.

ZEBRE NON SEGNALATE - Le strisce, come in tutti gli attraversamenti della città, non sono segnalate in alcun modo. Qui la difficoltà è amplificata dalla lunghezza della “zebra”, che fa perdere l’orientamento a chi non la vede e rischia, quindi, di trovarsi addosso a un’auto in sosta o in mezzo alla strada.

L’alternativa è passare dall’altro lato della strada, costeggiato dal marciapiede, ma qui ci imbattiamo nei tavoli e nelle sedie dei bar e la passeggiata diventa una camminata ad ostacoli. Proviamo allora l’unica soluzione possibile: aggiriamo il parcheggio, seguiamo il perimetro del duomo e la scalinata.

Stesso problema in piazza della Vittoria: l’unico punto di riferimento per Massimo è il perimetro degli edifici che circondano la piazza.

PORTICI E BICICLETTE - Nel giro in piazza dei Signori ci aiutano i portici. In questi giorni la città è semideserta, ma in condizioni normali, assicura Massimo, muoversi sui marciapiedi è una gimcana tra le bici e i motorini parcheggiati: “Io posso scendere dal marciapiede, ma pensa a chi ha difficoltà motorie”.

Inchiesta - Treviso vissuta dai non vedenti

E IL PARAPETTO? - Il nostro tour prosegue fino a viale Cesare Battisti. Qui la via ciclopedonale è pericolosa anche per chi ci vede. Le radici dei pini hanno forzato l’asfalto e basta un attimo di distrazione per inciampare. Per fortuna c’è il parapetto. Almeno per un tratto. Poi a separaci dal fosso che affianca la strada non c’è nulla e il rischio di finirci dentro, per un non vedente, è alto. “Almeno l’acqua fosse pulita”, scherza la madre di Massimo.

SUL PUT - Fuori le mura, lungo il Put, fortunatamente, la via pedonale è costeggiata dall’erba e agli attraversamenti pedonali ci sono i semafori. Ma non tutti sono dotati di segnale sonoro e anche dove ci sia, arrivare dall’altro lato della strada non è così facile.

Innanzitutto perché le corsie da attraversare sono almeno due. A metà strada troviamo l’isola dello spartitraffico, ma in molti punti, come a Porta San Tomaso o a Porta Piave, non c’è continuazione diretta tra una serie di strisce e l’altra: l’attraversamento è spostato e, spesso, prosegue in obliquo. Ancora una volta senza percorsi in rilievo.

ALLA STAZIONE - Si replica alla stazione ferroviaria. Una serie di strisce bianche attraversa in obliquo il piazzale: da un lato le auto in sosta, dall’altro quelle in corsa. E a che qui non c’è traccia di un percorso in rilievo che risparmi a chi non vede l’incontro ravvicinato con un veicolo parcheggiato o lo aiuti a non finire in mezzo alla strada.

Già che ci siamo proviamo a prelevare al bancomat. Quello della stazione è l’unico in tutta Treviso ad avere la guida per non vedenti. Basta premere il tasto “5”, una voce metallica ci dà il benvenuto e ci invita a inserire la tessera. “Carta non riconosciuta”. Riproviamo, senza premere il tasto “5”. E lo sportello legge il bancomat che prima ha rifiutato.

“Se sei da solo e hai urgenza di prelevare – commenta Massimo – non ti resta che affidarti al primo che passa e sperare che sia onesto”.

SULL'AUTOBUS - Si è rimessi alla bontà altrui anche sull’autobus. Massimo mi spiega che solo su alcuni mezzi è installata la sintesi vocale e capita, spesso, che venga spenta perché considerata fastidiosa.

Tutto tace anche all’ufficio postale, dove finalmente troviamo la corsia preferenziale e il percorso segnalato, ma il display del rompicode è solo luminoso e bisogna chiedere agli altri utenti se è il proprio turno.

PIU' SENSO CIVICO - “Basterebbe qualche accorgimento e più senso civico – commenta Massimo alla fine del nostro tour – per superare le carenze infrastrutturali di Treviso”, che con la sua conformazione non aiuta ad orientarsi.

Attraversamenti pedonali in rilievo, sintesi vocali e marciapiedi sgombri, per esempio. Perché “una città più accessibile ai disabili è una città più accessibile a tutti".

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