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Sabato, 13 Aprile 2024
Cronaca

Falsi Green Pass nel centro medico, ecco come è stato scoperto l'imbroglio "no Vax"

E' stato un lavoro di incrocio dei profili genetici a sollevare il velo sulla truffa dei certificati taroccati nel centro "Salute e Cultura" di Fiera, che sarebbe stata messa in atto da cinque persone

E' stato un paziente lavoro di incrocio dei profili genetici a dare agli inquirenti la quasi certezza che i Green Pass generati dal centro "Salute e Cultura" fossero falsi. L'indagine, giunta alla fase di chiusura e che vede sotto la lente d'ingrandimento 65 persone tra cui cinque sarebbero le menti della truffa, vede indagate, oltre all'ex prefetto di Treviso Maria Augusta Marrosu (come utilizzatrice), la dottoressa Marzia Carniato, direttore sanitario del poliambulatorio, la biologa trevigiana Elisa Finco, responsabile organizzativo dello stesso, Jessica Possamai, un'infermiera libero professionista di Roncade (su cui pesa anche una recidiva infraquinquennale) - difese dall'avvocato Renzo Fogliata, e i compagni della Carniato e della Finco, accusati di associazione a delinquere finalizzato al falso. Oltre ai loro nomi compaiono anche quelli di 60 persone (che si dichiarano estranei ai fatti) che avrebbero approfittato del raffinato meccanismo per ottenere il certificato verde senza sottoporsi al vaccino.

I carabinieri dei Nas di Treviso si sarebbero insospettiti in quanto una parte dei certificati sarebbero stati firmati dalla direttrice sanitaria dell'ambulatorio e dalla responsabile organizzativa quando queste erano assenti, costrette a casa in malattia proprio per avere contratto il Covid. Successivamente ci si sarebbe accorti che altri portavano invece la data di quando le tre principali indagate, durante l'estate del 2021, erano in vacanza e lontane da Treviso. Così sono cominciate le verifiche, operate dal Ris di Parma, che hanno ritracciato tutti i campioni caricati sulla piattaforma regionale. E da questi controlli incrociati che sarebbe emerso l'imbroglio: i tamponi positivi, prelevati da persone che effettivamente avevano contratto il Covid 19, avevano un profilo genetico che non coincideva con quello dei test fatti per la negativizzazione. Praticamente avevano due Dna diversi. Così i Nas sono potuti risalire al meccanismo principale, che consisteva nell'attribuzione in una prima fase di campioni positivi mentre poi venivano inviati i tamponi relativi ai soggetti "no Vax", che risultavano negativi.

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