Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Estorsione alla Btime, parla l'imprenditore picchiato: «Ho passato un anno e mezzo d'inferno»

Il procedimento vede sul banco degli imputati 56enne della provincia di Venezia, e Rudi D'Altoè, un 45enne residente a Roncade, che avrebbero estorto denaro a Renato Celotto per un presunto debito di oltre 3 milioni di euro

«Ho passato un anno e mezzo d'inferno, con continua richieste di denaro anche personale e pestaggi. Alla fine si sono insinuati nelle mie aziende e ho pensato fosse arrivato il momento di denunciare quello che stavo subendo». A parlare è Renato Celotto, responsabile commerciale e dell’amministratore unico di una società di consulenza aziendale con sede a Treviso, nel corso del processo che vede sul banco degli imputati Fabio Gianduzzo (difeso dall'avvocato Giuseppe Muzzupappa), 56enne della provincia di Venezia, e Rudi D'Altoè, un 45enne residente a Roncade. L'estersione aggravata e continuata di cui Gianduzzo e D'Altoé si sarebbero resi responsabili avrebbe avuto come vittime Michele Gallà, altro socio della galassia di società di cui era titolare Celotto.

L'imprenditore era stato consulente del centro commerciale "Tom Village" di Santa Maria di Sala, in provincia di Venezia e secondo le accuse che vengono dalla Procura di Treviso Gianduzzo e Edi Biasol (uscito dal procedimento grazie ad un patteggiamento di 1 anno e 6 mesi) avrebbero agito come "riscossori" di un presunto debito che D'Altoè aveva nei confronti di Celotto, pari a quasi 3 milioni e mezzo di euro. I tre avrebbero di fatto "espropriato" le aziende, dai i cui conti avrebbero effettuato continui prelievi, sottoponendo le due vittime a crescenti minacce di natura fisica.

Celotto, d'altro canto, sarebbe finito nell'inchiesta sul centro commerciale "Tom Village", dichiarato fallito dopo che sarebbe stato svuotato di tutto il suo patrimonio. Per questa ragione (la storia è collegata all'estorsione, anche se l'indagine sulla bancarotta è della Procura di Venezia) erano finiti ai domicilari sia Celotto che altre due persone. I riscontri del nucleo di polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Venezia avrebbero messo in luce che i tre avrebbero avuto un ruolo determinante nella parabola amara del Tom Village, fallito a febbraio 2021 con un buco da 34 milioni di euro e ora sotto la guida di una nuova gestione che nulla ha a che vedere con i fatti dell'inchiesta. A loro erano anche stati stati sequestrati (in solido con altre cinque persone e due società) quasi 7 milioni di euro, ovvero parte del corrispettivo delle azione messe in piedi per svuotare le casse del centro commerciale.

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