False assunzioni per ottenere il permesso, la Procura indaga dodici persone

Agli immigrati veniva fatto sottoscrivere un contratto di lavoro con una delle tre aziende individuate, che non svolgevano però alcuna attività economica. Nell'inchiesta i nomi di 10 stranieri e due italiani

L'Ufficio Immigrazione della Questura di Treviso

Stampavano falsi cedolini paga per far ottenere permessi di soggiorno "facili" e redigevano altrettanto false di lettere di licenziamento che permettevano agli immigrati di beneficiare senza averne i titoli dell'indennità di disoccupazione. Dodici le persone indagate a vario titolo per falso e truffa e tre le ditte coinvolte. Questo il bilancio di una indagine condotta dal sostituto procuratore Mara De Donà, giunta alla fase della conclusione delle indagini e che va dritta verso la richiesta di rinvio a giudizio. Nei guai sono finiti Antonio Tiranti, un 50enne di Treviso, la sua consulente fiscale Gianna Maria Pastorani, 49 anni anche lei trevigiana, e 10 immigrati extracomunitari di diverse nazionalità.

Centrali nell'inchiesta sono tre aziende di proprietà di Tiranti che però, secondo quanto è stato appurato, non sarebbero state imprese impegnate in attività economiche ma delle coperture del traffico di documenti che, dietro ad un compenso, servivano poi per attivare le carte necessarie ad ottenere il permesso di soggiorno in Italia o in alcuni casi il suo rinnovo. Nel mirino sono finite la Adriatica srl, la Fortum srl e la Win For Life srl, tutte società di comodo, secondo quanto appurato dalla Procura di Treviso, che servivano al loro rappresentate legale a tenere in piedi il meccanismo.

Agli immigrati veniva fatto sottoscrivere un contratto di lavoro con una delle tre aziende con le più svariate mansioni, per lo più relative a qualifiche di tipo operaio. Quindi il lavoratore, con i documenti in mano,  raccoglieva il tutto e si recava all'Ufficio Stranieri della Questura di Treviso (in un caso si è trattato della Questura di Padova) dove richiedeva un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, che gli veniva regolarmente concesso.

Gli undici stranieri, dalle cui posizioni di indagati sono stati stralciati i nomi Antonio Tiranti e Gianna Maria Pastorani, che verranno giudicati separatamente, sono 2 cittadini guineiani, 2 marocchini, una coppia della Repubblica Dominicana, 2 senegalesi e due di origine colombiana.

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