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Sabato, 18 Maggio 2024
Cronaca

Soldi dagli immigrati per avere la residenza fasulla, sette persone finiscono a processo

Si tratta di due 55enni, uno di origine calabrese l'altro residente a Trento, più cinque stranieri. Secondo l'accusa gli italiani avrebbero procurato, dietro il pagamento di una modesta cifra di denaro, un'abitazione a chi ne aveva bisogno per fare le carte che avrebbero permesso loro di rimanere nel nostro paese

In cambio di una somma che era variabile tra i 100 e 150 euro offrivano a cittadini stranieri la dichiarazione di ospitalità necessaria per avviare le pratiche relative al permesso di soggiorno. Peccato che molti di loro fossero dei richidenti asilo e non avessero bisogno del documento e che la casa che sarebbe stata a disposizione, in via Da Corona a Treviso, fosse risultata, nel corso di controlli operati successivamente, disabitata.

Nei confronti di A.M., un 55enne calabrese (difeso dall'avvocato Andrea Zambon) e T.V., anche lui 55enne di Trento, si è aperto oggi, 11 aprile, il processo di fronte al collegio di giudici presieduto da Umberto Donà. I due, imputati insieme a cinque stranieri che sarebbero stati gli "utilizzatori" dei documenti (quattro di loro invece sono stati recentemente assolti in abbreviato), devono rispondere di falso della compilazione del permesso di soggiorno.

I fatti risalirebbero al periodo tra marzo e aprile del 2018. In quel periodo il 55enne calabrese, secondo le ipotesi della Procura, avrebbe iniziato a "piantonare" l’ingresso dell’ufficio immigrazione offrendo il proprio aiuto per la documentazione necessaria per chiedere il permesso di soggiorno. Quelli che avevano problemi erano soprattutto gli stranieri che necessitavano di un domicilio.

Per l’accusa A.M. avrebbe offerto una "mano" in cambio di modesta cifra in denaro. Ma negli uffici della Questura qualcuno si sarebbe accorto che, nel giro di poco più di due mesi, oltre trenta stranieri avrebbero allegato alla propria richiesta di permesso di soggiorno la dichiarazione di ospitalità nella stessa casa. Gli agenti dell’ufficio immigrazione interessano quindi i vigili urbani di Treviso perché facciano un sopralluogo nella abitazione indicata e la polizia locale di Treviso scopre che nella via e civico indicati c’è un vecchio rudere disabitato dove il calabrese era riuscito a stabilire la residenza.

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