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Diocesi di Treviso in lutto per la scomparsa di Monsignor Fernando Pavanello

Il ricordo del sindaco Manildo: "Ha onorato la comunità trevigiana e la missione sacerdotale attraverso la forza dell'amore e lo straordinario impegno al servizio dell'uomo e per la tutela dei diritti delle persone"

TREVISO “Una figura dalle straordinarie capacità umane, un maestro di vita e di fede, con una visione ottimista e solidale. Un uomo capace di ricordarci che attraverso l’impegno, nella vita, tutto è possibile”. Ricorda così il sindaco di Treviso Giovanni Manildo Mons. Fernando Pavanello scomparso all'alba di Ferragosto. Nel 2014 proprio il primo cittadino della Marca aveva consegnato il Totila d’Oro al parroco per anni alla guida del Sacro Cuore. “Ricordo con piacere e con grande emozione quella mattina all’Auditorium di Santa Caterina – commenta Manildo – Pavanello ha onorato la comunità trevigiana e la missione sacerdotale attraverso la forza dell'amore e lo straordinario impegno al servizio dell'uomo e per la tutela dei diritti delle persone con disabilità intellettiva e relazionale. E’ stato un onore conferire per conto della Città di Treviso quel riconoscimento per gli alti meriti conseguiti da Pavanello nel campo spirituale e sociale". Alle parole del sindaco si unisce anche il commiato del vicesindaco della Città Roberto Grigoletto: “Una scomparsa dolorosa per tutti noi. Pavanello è stato un esempio di vita per la nostra comunità – sottolinea – resterà  per sempre nei nostri cuori e il suo ricordo per sempre vivo”.

IL CORDOGLIO DEL GOVERNATORE ZAIA - “Ho avuto la fortuna di conoscere mons. Fernando Pavanello, prete difensore dei più deboli, pioniere e punto di riferimento della Caritas trevigiana: era una persona generosa, di alto spessore culturale, del quale si sentirà la mancanza”. Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, si unisce al cordoglio dei trevigiani per la scomparsa di mons. Pavanello, direttore della Caritas diocesana negli anni del dopo-Concilio. “Di monsignor Pavanello i trevigiani ricorderanno l’impegno per la giustizia e l’uguaglianza che, nella sua visione, doveva sempre precedere e sopravanzare la semplice beneficenza – aggiunge Zaia – Ci lascia una eredità impegnativa: la sua operosa, ostinata e lungimirante battaglia per assicurare un futuro dignitoso ai disabili e ai malati psichici, perché possano avere cura, affetti e assistenza anche in età adulta, quando i loro familiari invecchiano o non ci sono più”.

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