Bancarotta fraudolenta, sequestrato capannone a Pieve di Soligo

Sette persone denunciate per il crac di una società immobiliare trevigiana. Accertata dalla Guardia di Finanza una distrazione di 822mila euro e l'immobile, del valore di 4 milioni 135mila euro, che ospita attualmente un mobilificio

Il sequestro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza

Una matrioska di operazioni tra costituzione di nuove aziende, conferimenti di partecipazioni societarie e vendite di "comodo". Un gioco da illusionisti tra più società a responsabilità limitata per mettere al sicuro dalle brame dei creditori di un fallimento un bene immobile del valore di oltre 4 milioni di euro. Niente è però sfuggito  al curatore del fallimento della Slm, la società immobiliare originariamente proprietaria del capannone passato più volte di mano e con la sede a Pieve di Soligo, che dopo aver trovato un buco di tre milioni nei bilanci dell'azienda che ha portato i libri in tribunale il 7 febbraio del 2018 ha seguito le tracce lasciate dal patrimonio svanito lasciando senza il becco di un quattrino chi avanzava soldi, a partire dalla banca con cui era stato sottoscritto un mutuo da due milioni di euro per l'acquisto dell'immobile.

E' stata proprio la segnalazione della curatela all'autorità giudiziaria che ha fatto scattare le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Romanelli e condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Treviso, che a loro volta hanno portato ieri alla denuncia a piede libero di sette persone, cinque trevigiani, un barese ed un uomo residente a Parma, accusate a vario titolo di bancarotta fraudolenta per distrazione e riciclaggio, oltre al sequestro del capannone chiesto dalla Procura e disposto dal gip Angelo Mascolo. Secondo l'inchiesta le varie cessioni dell'immobile, in uso con regolare contratto d'affitto ad un mobilificio sempre di Pieve di Soligo, sarebbero avvenute per salvaguardare l'unica fonte di reddito dei soci della Slm dallo scivolare dentro alla massa fallimentare che avrebbe dovuto essere utilizzata per saldare i vari debiti.

La vicenda  risale al 2016 quando i tre amministratori della Slm capiscono che l'azienda sta andando male. iniziano infatti i problemi a saldare le rate del mutuo per l'acquisto del capannone che è in affitto al mobilificio e esaurite le possibilità di accedere a nuovo credito  la Slm inizia a saltare anche alcuni appuntamenti con tasse e imposte tanto che alla fine il debito fiscale ammonterà a qualche centinaio di migliaia di euro. Il capannone è l'unica ricchezza della srl e allora gli amministratori insieme ad alcuni prestanome avrebbe decisero la costituzione di una nuova società a responsabilità limitata in cui entrano come soci conferendo come capitale sociale non denaro liquido ma l'immobile stesso, che ha un valore di mercato che supera di poco i quattro milioni di euro. Ma il giro che viene fatto fare al bene non si ferma qui: successivamente passa di mano almeno altre volte prima di approdare nel patrimonio di una nuova immobiliare, costituita anche questa ex novo e la cui proprietà è sostanzialmente la stessa della Slm che nel frattempo è stata dichiarata fallita.

La indagini svolte dalle Fiamme Gialle, oltre alla distrazione dei 4 milioni di euro dell'immobile, svelano anche come i soci della Slm grazie al giro fatto fare all'edificio capannone abbiano nella sostanza impoverito il capitale della società fallita di altri 882 mila euro in liquidità. L'inchiesta in corso potrebbe adesso allargarsi alla compagine societaria del mobilificio di cui fanno parte alcuni degli ex proprietari e amministratori della società immobiliare fallita, pur con quote di minoranza.

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