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Sabato, 22 Gennaio 2022

Lavoratori sfruttati e contributi evasi, due imprenditori trevigiani arrestati

Operazione della Guardia di Finanza di Treviso. Entrambi sono stati colpiti da un mandato di arresto europeo che complessivamente ha visto eseguire confronti di cinque persone e ventuno società che hanno portato al sequestro di disponibilità finanziarie per circa dieci milioni di euro

Fornivano lavoratori dell'Est Europa ad aziende edili che operavano in Belgio. Sono accusati di far parte di un'organizzazione criminale dedita allo sfruttamento di manodopera straniera, all’illecito distacco transnazionale di lavoratori e al riciclaggio di denaro. Per questo motivo due imprenditori della zona di Asolo, B.R., 61 anni e D.S., 49 anni,  sono stati arrestati su mandato di arresto europeo dalla Guardia di Finanza di Treviso al termine di un'indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia. Attualmente, dopo la convalida del fermo, sono a piede libero in attesa del processo che sarà celebrato a loro carico dalle autorità belghe. L’operazione, che ha visto impegnati sul territorio trevigiano e nelle province di Padova e Brescia circa 30 finanzieri, fa parte di una più vasta indagine avviata in Belgio, cui hanno preso parte, sotto il coordinamento di Europol e del II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, oltre alla polizia federale di Bruxelles, le autorità spagnole, rumene e slovacche.

In diversi stati dell’Unione Europea, infatti, sono stati eseguiti in simultanea perquisizioni, sequestri e arresti nei confronti dei membri dell’organizzazione criminale, mentre l’Autorità Giudiziaria italiana ha dato esecuzione a provvedimenti di quella belga nei confronti di cinque persone e ventuno società, che hanno portato al sequestro di disponibilità finanziarie per circa dieci milioni di euro.

I due trevigiani, in particolare, sono sospettati dall’autorità belga di aver costituito in Italia, Croazia, Romania e Slovacchia società prive di una reale operatività. Queste ultime, considerate delle vere e proprie “scatole vuote”, stipulavano contratti con imprese belghe attive nel settore edile che, di fatto, mascheravano un distacco transnazionale di manodopera, operato in violazione della legge: l’obiettivo dell’organizzazione, in base alla ricostruzione degli inquirenti, era infatti di evitare il pagamento dei contributi sociali e previdenziali in Belgio.

I dipendenti delle imprese coinvolte nella frode, prevalentemente di origine rumena, venivano inoltre sottoposti a orari e turni massacranti, sottopagati e costretti ad alloggiare in capannoni industriali. In un contesto in cui gli interessi e le proiezioni delle organizzazioni criminali, specie nel campo finanziario, assumono caratteri sempre più transnazionali, l’attività svolta dalle Fiamme Gialle di Treviso testimonia, ancora una volta, l’importanza della cooperazione internazionale, sia giudiziaria che di polizia, come efficace strumento di contrasto agli illeciti.

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