Tre dipendenti positivi, in Procura esplode un focolaio Covid

I dipendenti degli uffici dei magistrati trevigiani hanno accusato i primi sintomi un paio di giorni fa. De Bortoli: «Abbiamo provveduto a prendere tutte le misure di sicurezza possibili»

In Procura a Treviso esplode un focolaio Covid


Esplode un "mini-focolaio" Covid in Procura di Treviso: due  fa tre dipendenti degli uffici dei magistrati trevigiani hanno accusato infatti i primi sintomi, ora c'è la conferma che il Corona virus si è aperto la strada anche dentro al Tribunale.

«Abbiamo provveduto - spiega il pubblico ministero Massimo De Bortoli, che in attesa della nomina del nuovo capo della procura svolge le funzioni di procuratore reggente - a prendere tutte le misure di sicurezza possibili, cominciando dai tamponi per tutti coloro che sono stati a stretto contatto con i tre che risultano infetti. Non posso dire che l'infezione ci abbia colto alla sprovvista ma i dipendenti che hanno contratto il virus si sono ammalati quasi contemporaneamente. Fortunatamente ad oggi stanno tutti bene e sono praticamente asintomatici». Gli accessi agli avvocati, di conseguenza, sono limitati alle questioni piu' urgenti.

Tutto avviene proprio nei giorni in cui la guardia in Tribunale si è ulteriormente alzata. Oltre ai controlli ai varchi d'ingresso, infatti, il personale è stato dotato di termoscanner per la misurazione delle temperatura. Inoltre è aumentato il filtro sulle presenze del pubblico e l'ingresso è riservato alle persone che effettivamente debbano presenziare alle udienze. Per ridurre le presenze, poi, il 25 maggio è iniziata la fase di applicazione delle prenotazioni on line in Tribunale a Treviso

Non è la prima volta che Il Covid morde anche nelle aule di giustizia. Il 4 marzo scorso, all'inizio della cosiddetta prima ondata, una dipendente dell'ufficio dei giudici di pace fu il primo infetto nella Marca che non aveva mai avuto contatti con il reparto di geriatria del Ca’ Foncello, allora un vero e proprio focolaio. Le udienze furono sospese e di lì a qualche giorno emersero altri dieci casi, fortunatamente senza sintomatologie particolari. L'attività normale sarebbe dovuta riprendere al termine della quarantena, poi arrivò il lockdown che chiuse tutto. 

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