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Cronaca

Riforma sanitaria del Veneto: le preoccupazione del mondo del volontariato

Alberto Franceschini, presidente Volontarinsieme – CSV Treviso: "Siamo preoccupati per la dispersione di un capitale sociale di cui sono ricche le nostre comunità, e che rischia di andare perduto, a discapito delle fasce più deboli e fragil"

TREVISO “Oltre un anno fa esprimevamo le nostre perplessità sulla proposta di legge di riforma della sanità veneta, in particolare sull’accentramento delle scelte, le dimensioni territoriali, la svalutazione del settore sociale, inglobato senza criterio nell’ambito sanitario. Ad oggi, continuiamo ad avere molti interrogativi e ad essere preoccupati soprattutto per la dispersione di un capitale sociale di cui sono ricche le nostre comunità, e che rischia di andare perduto, a discapito delle fasce più deboli e fragili” afferma Alberto Franceschini Presidente Volontarinsieme – CSV Treviso.

"Da sempre il Veneto ha posto tra i suoi obiettivi il perseguimento dell’integrazione delle politiche sanitarie e sociali, promuovendo la delega della gestione dei servizi sociali da parte dei Comuni alle Ulss, prevedendo specifici finanziamenti. Anche la legge regionale 19/2016 dovrebbe avere gli stessi obiettivi, ma appare alquanto nebulosa. Dopo un grande lavoro di mediazione – prosegue Franceschini – si è potuto evitare la paventata abolizione del Direttore dei Servizi Sociali e della Funzione Territoriale, figure di riferimento per i servizi sociali. In questo modo, infatti, sarebbe stata disconosciuta la valenza dell’integrazione tra servizi residenziali e domiciliari, tra ospedale e servizi territoriali, realizzati con l’istituzione dello Sportello Integrato e della COT (centrale operativa territoriale). Nonostante ciò, rimane forte la nostra preoccupazione sul depauperamento delle funzioni prettamente sociali, e in proposito chiediamo che venga nominato un responsabile del settore sociale per ogni distretto, non solamente uno per azienda sanitaria.”

“Un altro tema centrale sono gli ospedali di comunità, dei quali non si hanno ancora notizie certe. Sarebbe necessario avviarli quantomeno nei centri di Treviso, Conegliano, Castelfranco e Oderzo, in quanto strutture essenziali soprattutto dopo la dimissione di  pazienti acuti dai presidi ospedalieri; questa può avvenire senza strascichi per le famiglie solo se ad accoglierli, nella fase riabilitativa, ci sono realtà territoriali strutturate” continua il presidente del volontariato trevigiano. “Nel frattempo a Castelfranco e Vittorio Veneto chiudono reparti. Come volontariato crediamo sia necessario mantenere un numero di posti adeguati alle esigenze del territorio, come espresso anche dai Sindaci.”

Ultima riflessione la poniamo sul  ruolo delle conferenze dei Sindaci delle Ulss, che si trasformano in comitati dei Sindaci di distretto, ma con quali obiettivi, quali progettualità, quali funzioni specifiche? Non si capisce nemmeno quale sarà il futuro dei piani di zona, attualmente prorogati al 2018 ma senza una valutazione su quanto è stato fatto e quanto può essere realizzato in futuro” continua Franceschini.

Altro punto dolente è la  diminuzione delle strutture complesse sul territorio, che passano da quattro a una, motivate da un contenimento dei costi, e che porteranno ad un peggioramento delle attività che a queste strutture competono. La mancanza di flessibilità nella realizzazione delle varie strutture, senza tenere conto del sistema territorio, non fa che aumentare la preoccupazione del mondo del volontariato.

“Queste sono funzioni importanti di coordinamento del territorio, alle quali come volontariato abbiamo sempre  partecipato attivamente, e per le quali chiediamo chiarimenti alla Regione e alle Ulss”  conclude Alberto Franceschini  “E’ quantomeno spiacevole che il mondo del volontariato, che tanto contribuisce al buon funzionamento della sanità e del sociale nella nostra regione, non venga invitato a contribuire alla definizione degli atti di indirizzo che poi daranno vita alla nuova organizzazione delle Ulss del Veneto.”

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