L'indagine: i trevigiani si sentono pronti per la telemedicina ma chiedono più informazione

L’85% degli intervistati utilizzerebbe all’occorrenza la telemedicina, in particolare per le malattie croniche. Per più della metà (53%) dovrebbe diventare addirittura una routine

TREVISO Telemedicina, wearables e apparati medicali, applicazioni mobile: la tecnologia e l’innovazione stanno cambiando radicalmente il mondo della sanità e della medicina, permettendo percorsi di cura sempre più personalizzati, efficaci e meno soggetti a rischio clinico grazie a nuove modalità di controllo e governance dei processi. Migliorare parametri e qualità di vita dei pazienti direttamente presso la loro abitazione, ad esempio quelli affetti da patologie croniche, ottimizzare il tempo dei medici, alleggerire la pressione su ospedali e ambulatori e far risparmiare il Servizio Sanitario Nazionale sono solo alcuni dei vantaggi dell’utilizzo della tecnologia in ambito medico. Ma cosa ne pensano i trevigiani?

Lo ha chiesto l’Osservatorio Sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria, attraverso un’indagine condotta su tutto il territorio nazionale. Sono molti i trevigiani che accoglierebbero di buon grado la telemedicina per curare le malattie croniche, anche perché, tra gli intervistati, il 19% si dice affetto personalmente da qualche malattia cronica come ad esempio diabete, ipertensione o problemi respiratori, e ben il 39% conosce qualcuno che ne soffre. Curare una malattia cronica richiede un modello di assistenza adeguato, basato su diagnosi precoci e su scelte efficaci al domicilio.

Secondo l’85% degli intervistati la telemedicina porterebbe moltissimi vantaggi: il 37% pensa che sarebbe un gran risparmio di tempo e denaro, mentre il 12% è convinto che a casa propria si guarisca prima. Il 36% è favorevole ma vorrebbe essere comunque seguito anche in strutture ospedaliere. I trevigiani a favore sono così convinti della validità del servizio che addirittura più della metà di essi vorrebbe diventasse la routine (53%), seguito da un 35% che vorrebbe che il servizio venisse incrementato ma solo se seguiti periodicamente a casa da personale medico.

La disinformazione, tuttavia, è ancora molto elevata: se il 52% dei trevigiani non ha mai fatto uso di telemonitoraggio o telemedicina e neanche conosce qualcuno che lo utilizza, quasi un intervistato su 5 (17%) ne ha sentito parlare ma non ha idea di cosa sia. Tra coloro che soffrono o sono a contatto con persone affette da qualche malattia cronica, il 38% ammette che il malato viene curato dai familiari, mentre il 27% all’occorrenza si reca in ospedale.

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Secondo Fiammetta Fabris, amministratore delegato di UniSalute, “le patologie croniche colpiscono il 40% della popolazione, dato destinato ad aumentare nei prossimi anni. In un periodo storico in cui le persone sono molto più abili nell’utilizzare la tecnologia e molto più coinvolte rispetto al passato riguardo la loro salute (grazie all’utilizzo, ad esempio, di internet), occorre sfruttare questo momento per diffondere la telemedicina e programmi di cura personalizzati, anche a distanza. UniSalute ad esempio, con Monitor Salute, offre un servizio di monitoraggio a domicilio di alcune patologie croniche attraverso device. Un servizio innovativo, unico sul mercato, che facilita la rilevazione periodica dei parametri clinici e aumenta l’empowerment del paziente.”

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