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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Uccise lo "zio" al termine di un litigio, iniziato il processo a Branko Durdevic

Il 37enne è accusato dell'omicidio volontario di Domenico Durdevic, avvenuto l'8 febbraio del 2021, di tre tentati omicidi. Alla base della discussione che ha portato alla tragedia le figlie della compagna di Branko

Si è aperto questa mattina, 10 giugno, il processo in Corte d'Assiste a Branko Durdevic, il 37enne rom accusato dell'omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, di Domenico "Joco" Durdevic, il 53enne ucciso con un colpo di pistola calibro 9,21, l'8 febbraio del 2021 a Borgo Capriolo, nel quartiere di Santa Bona a Treviso. Branko è anche accusato di porto d'armi illegale e dei tre tentati omicidi, aggravati dalla premeditazione, del genero della vittima, Giampiero Petricciolo, e di Vera Olah e Samantha Durdevic, che erano le figlie di Domenico.

Il dibattimento si è aperto con il difensore dell'imputato, l'avvocato Alessandra Nava, che aveva eccepito ancora una volta (la precendente era stata presentata in sede di udienza preliminare) sulla genericità del capo d'imputazione. La Corte l'ha respinta mentre si è riservata sulla richiesta di esame sui telefonini, oggetto di sequestro e di proprietà della vittima e del presunto assassino, che non sarebbero stati collegati ad internet al momento delle verifiche e che conterebbero le conversazioni intercorse fra Branko e lo "zio", e su una perizia balistica tesa a identificare il colpo mortale come sparato direttamente verso "Joco" oppure semplicemente come frutto di un tragico rimbalzo mortale.

Secondo il pubblico ministero Gabriella Cama Branko Durdevic voleva uccidere. Quel giorno di febbraio Joco Durdevic e gli altri tre arrivano sotto casa dell'uomo e avrebbero richiamato l'attenzione Branko. Il 52enne gli chiede di poter vedere la piccola che sta con la madre all'estero ma successivamente la discussione si sarebbe allargata alle altre figlie di Riccardo (di cui è stata ammessa la testimonianza per quanto l'uomo sia atteso, nel novembre prossimo, dall'udienza preliminare in cui deve rispondere di maltrattamenti proprio nei confronti della ex moglie), che stavano invece con il nonno. Branko, che era da poco uscito di galera, a quel punto sale al primo piano della casa ed estrae la pistola, una Glock calibro 9 e 21. Poi avrebbe sparato alcuni colpi diretti contro contro lo zio, il cognato di questo e le due donne. Uno dei proiettili, probabilmente il secondo partito dalla pistola, centra il 52enne alla nuca. Domenico Durdevic morirà per le ferite dopo tre settimane di agonia.

All'interno del cranio e del cervello, dirà l'autopsia condotta da Alberto Furlanetto, il medico legale incaricato dell'esame dalla Procura, non c'era però il bossolo. Quello che si vede dalle Tac è invece un pezzo di osso, entrato nel tessuto cerebrale. Per il medico legale non cambia nulla in merito alla causa della morte, dovuta sempre al colpo sparato dal nipote Branko, che ha fatto entrare la pallottola nella calotta cranica nel cervello. 

Il legale delle parti civili (il fratello, la moglie, i figli e i nipoti), l'avvocato Francesco Murgia, si è costituito chiedendo un risarcimento dei danni pari a tre milioni e seicento mila euro. La prossima udienza è stata fissata per il 27 giugno.

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