Scritture contabili incomplete, patteggiano due anni e sei mesi

L'amministratore unico e quello di fatto della "Lazzari srl" erano a processo per un buco sul bilancio di quasi 200 mila euro

Due condanne nel processo per il fallimento della Lazzari srl

Rimanenze per oltre 191 mila euro di cui non c'è traccia nelle scritture contabili, un buco nero di quasi 200 mila euro che resta inspiegabile. Per questo l'amministratore unico e l'amministratore di fatto di una società trevigiana, la Lazzari srl, che costruiva e gestiva immobili residenziali, commerciali e industriali, sono finiti a processo con l'ipotesi accusatoria di bancarotta fraudolenta. I due, M.L, una donna di 32 anni residenti nel capoluogo, e S.L., trevigiano di 55 anni, hanno patteggiato rispettivamente 2 anni con la sospensione condizionale della pena e 6 mesi in continuazione, difesi dall'avvocato Matteo Maccagnani.

La Lazzari srl viene dichiarata fallita nell'aprile del 2014. A fronte di un attivo che conta soltanto 10 mila euro la società accusa un passivo 30 volte superiore, un valore prossimo ai 300 mila euro. Poco prima di portare i libri in tribunale i due effettuano una serie di operazioni sospette, in particolare, ha rivelato la Procura di Treviso in fase di indagine, effettuano un prelievo di mille euro dal conto corrente che avevano presso la Banca della Marca. E' una piccola cifra ma mette gli inquirenti sulle tracce di quella che sarebbe stata la bancarotta, portata a compimento per cifre ben maggiori.

Ne emerge che la società teneva una sorta di contabilità ma solo fino al dicembre del 2010 mentre già nel 2011 le scritture appaiono incomplete e soprattutto frammentarie. Inoltre alla curatela fallimentare, che entra in campo a partire dall'aprile del 2014, vengono consegnate le fatture in entrata e uscita e soprattutto gli estratti di conto corrente ma solo in maniera incompleta e disordinata.

Il risultato è che si occupa della procedura fallimentare non riesce a ricostruire i movimenti in maniera dettagliata in modo da arrivare a quel attivo a bilancio del valore di qualche decina di migliaia di euro, che si dimostra incapace di soddisfare tutti i creditori della società. Ma soprattutto, essendo il libro degli inventari tenuto in maniera irregolare a partire dai 4 anni precedenti la fine della società, è impossibile trovare traccia di oltre 190 mila euro che si ritrova nelle scritture contabili.

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