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Venerdì, 12 Aprile 2024
Cronaca

Lettera degli avvocati al ministro Nordio su Veneto Banca: «Subito una ispezione al Tribunale di Treviso»

La missiva, firmata da trentaquattro legali di cui dodici trevigiani, accende il faro dell'attenzione sulla fissazione della prima udienza del processo per le truffe, calendarizzata tra un anno, a reato ormai prescritto

«Il  Tribunale di Treviso non sta garantendo l’effettiva tutela giurisdizionale riconosciuta dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei Diritti
dell’Uomo ai risparmiatori traditi di Veneto Banca. Perché la prima udienza dibattimentale  è stata fissata, all’esito dell’udienza preliminare conclusasi
a luglio 2022, nel novembre 2023?». E' quanto si legge in una lettera che trentaquattro legali (di cui dodici trevigiani, gli avvocati Matteo Moschini, Pietro Guidotto, Chiara Altin, Theofilo Dolce, Maria Bruschi, Graziana Cenna, Nadia Forlin, Alberto Leoncini, Marzia Callegaro, Nevio Brunetta, Eva Fratter e Lorenzo Zanella)  difensori di alcuni dei clienti di Veneto Banca che nel crac della ex popolare hanno perso i loro risparmi, hanno inviato al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Nel loro mirino è finito il processo per la truffe che sarebbero state perpetrate dal management dell'istituto di credito, tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, che inizierà quando il reato sarà andato in prescrizione. Gli avvocati chiedono al Guardsigilli di disporre «ogni opportuno accertamento ed atto ispettivo e di fare quanto nelle sue possibilità per consentire che i risparmiatori traditi da Veneto Banca possano ottenere, in sede giudiziale, ciò che è loro diritto ottenere: verità e giustizia». «Ricordiamo al Ministro Nordio - continua la lettera - il dramma vissuto dagli azionisti di Veneto Banca i quali, dopo aver visto andare in fumo i loro risparmi, si vedono ora negata la possibilità di ottenere giustizia all’esito dei processi che si stanno celebrando avanti il Tribunale di Treviso».

Oggetto di censura sarebbe in particolare l'operato della Giustizia Alfonso Bonafede che, malgrado le difficoltà denunciate dalla stessa Procura di Treviso e legate principalmente ad un problema di organico relativo ai magistrati che si sarebbero dovuti occupare della questione, non avrebbe agito tempestivamente.
«Dall'inizio - disse il sostituto procuratore Massimo De Bortoli, titolare dell'indagine "monstre" su Veneto Banca quando nel gennaio del 2021 venne ascoltato  dai componenti della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario -  mi sono sentito solo. Al mio fianco ho avuto solo gli uomini della Guardia di Finanza, per il resto ho dovuto portare avanti più filoni di inchiesta in condizioni davvero difficili. E non parlo solo del fatto che, pur avendo questo compito gravoso, ho dovuto condurre in porto anche gli altri procedimenti che mi erano stati affidati ma dello stato complessivo della Procura di Treviso, che è sotto organico. Dallo Stato non abbiamo avuto niente di ciò che abbiamo chiesto».  

Poi a luglio, quando fu fissata la prima data del procedimento che vedrà sul banco degli accusati (per le sole truffe successive al 2015, mentre per tutto il resto è scattata la prescrizione) Mosè Fagiani, che della ex popolare fu condirettore generale e responsabile area commerciale, Renato Merlo, responsabile della “Direzione centrale Pianificazione - Controllo di Veneto Banca e Vincenzo Consoli, che della ex popolare ricoprì il ruolo di amministratore delegato e successivamente di direttore generale, lo stesso pubblico ministero disse amaramente che «non ci sarà alcun processo, è tutto finito».

«Ho presentato una istanza - spiega una dei firmatari della lettera, l'avvocato Sergio Calvetti - al presidente del Tribunale perché il processo cominciasse prima ma la risposta è stata negativa in quanto non ci sono giudici. L'attività ispettiva che si chiede nella missiva al Guardasigilli non è contro il Tribunale di Treviso, che da anni si dibatte nella carenza di organico, ma per accertare quanto De Bortoli ha sostenuto davanti alla commissione parlamentare: e cioè che è stato lasciato solo. Il ministro precedente avrebbe potuto agire, ad esempio trafserendo a tempo dei sosituti procuratori esperti nella materia a Treviso. Credo che non l'abbia fatto perchè c'era una precisa volontà politica di affossare la ricerca della verità». I legali chiedono poi a Nordio di fare quanto nelle sue possibilità affinché il Ministero dell’Economia e delle Finanze finalmente autorizzi, a favore degli aventi diritto, la distribuzione delle somme ancora allocate all’interno del F.I.R, il Fondo Indennizzo Risparmiatori, che sarebbero pari a circa 500 milioni di euro.

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