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Una fotocopiatrice, foto da google

Una fotocopiatrice, foto da google

Libri universitari fotocopiati, condannato titolare di una copisteria di Treviso

Nel negozio, nei pressi di Borgo Cavalli, la Guardia di Finanza aveva rivenuto 270 testi "pirata". I fatti risalgono al 2014 e la segnalazione nei confronti del titolare, un 40enne italiano, era giunta dalla Siae

Nove mesi di reclusione e 3.500 euro di multa. Questa la condanna inflitta questa mattina al titolare di una copisteria del centro di Treviso. Nel negozio dell'uomo, che è anche un centro di money transfer e un internet point nei pressi di Borgo Cavalli, la Guardia di Finanza aveva infatti rivenuto 270 libri universitari fotocopiati, con sopra i nomi delle persone che avrebbero  fatto l'ordine. E così è scattata la denuncia per violazione del diritto d'autore che è poi approdata nel processo conclusosi oggi. Il "produttore" dei libri di testo fotocopiati, difeso dall'avvocato Giovanni Autiero, ha sempre negato tutto. «Quel materiale -ha spiegato per difendersi- mi era stato consegnato da persone perché io semplicemente eseguissi delle rilegature, non le fotocopie». Tesi che non ha convinto il giudice Francesco Sartorio che anzi, di fronte alle richieste di condanna del pubblico ministero (8 mesi di reclusione) ha rincarato la dose.

I fatti risalgono al 2014 e la segnalazione alla Guardia di Finanza nei confronti dell'uomo, un 40enne italiano, sarebbe giunta dalla Siae. Quando la Polizia Tributaria arriva nella copisteria viene trovato il materiale incriminato. Dalla denuncia prende avvio anche un procedimento che conduce all'emissione da parte del Prefetto di un provvedimento amministrativo con una sanzione di 10mila euro. Ma l'uomo fa ricorso e la Prefettura, dopo aver chiesto una relazione alla Gdf, decide di accoglierlo e archivia tutto.

Stessa storia ma esito diverso sul fronte penale. Alla fine del processo il difensore ha detto: «Sono perplesso per il ruolo del giudice, che si è di fatto sostituito al pubblico ministero nella fase istruttoria, facendo in modo che venisse ascoltato un teste che non era stato convocato dall'accusa». Si tratta dell'agente della Finanza che ha effettuato il controllo e che nella sua deposizione ha aggiunto un particolare che non era presente nella relazione arrivata sul tavolo della Procura. «Quando ho sequestrato il materiale fotocopiato -ha detto- ho visto gli originali dei libri che erano stati riprodotti». Nessun guaio in vista, almeno per ora, per gli studenti che avrebbero chiesto le copie dei testi, identificati perché sopra al materiale c'era il loro nome. Il legale dell'uomo ha annunciato appello.

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