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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca

Crac della North East Serice, le motivazioni della Cassazione: «Lacune argomentative »

Pubblicate le motivazioni con le quali la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza nei confronti di Luigi Compiano, ex patron dell'istituto di vigilianza. Gli Ermellini hanno cassato la parte in cui il dispositivoi di secondo grado aveva, secondo il difensore, offerto una motivazione viziata relativamente alla bancarotta fraudolenta

«La sentenza impugnata presenta lacune e aporie motivazionali che non rendono sufficientemente delineato il ragionamento che ha condotto la Corte territoriale a ritenere che si sia trattato di bancarotta patrimoniale e non già di appropriazione indebita, come ritenuto dal Giudice dell'udienza preliminare allorché aveva riqualificato l'originaria contestazione secondo l'articolo 216 della legge fallimentare». Questa è la motivazione con cui la Corte di Cassazione, lo scorso febbraio, ha annullato rinviandola ai giudici veneziani dell'Appello, la sentenza che in secondo grado aveva inflitto 6 anni e 2 mesi a Luigi Compiano, l'ex patron della North East Service, accusato di bancarotta per distrazione, bancarotta documentale e reati fiscali e ritenuto il responsabile del crac del colosso della vigilanza.

La Suprema Corte, in realtà, ha cassato soltanto la parte in cui la Corte d'Appello avrebbe, secondo il difensore, l'avvocato Piero Barolo, offerto una motivazione viziata quanto alla bancarotta fraudolenta. Secondo il legale di Compiano infatti i denari depositati dai clienti della Nes e sottratti negli anni dall'imprenditore, circa 36 milioni, non sarebbero mai entrati nel patrimonio sociale, dato il rapporto contrattuale - di deposito regolare, quindi, senza trasferimento di proprietà - che legava i clienti alla società depositaria. Ciò significa che in assenza dell'ingresso delle somme nel patrimonio sociale la sottrazione di esse non aveva costituito depauperamento di quest'ultimo ma appropriazione ai danni dei clienti. Secondo gli Ermellini i giudici veneziani avrebbe dovuto verificare la tenuta logico-giuridica del presupposto da cui muove il ragionamento della tesi difensiva, cioè quello che la distinzione patrimoniale era destinata a venire meno laddove vi fossero condotte non conformi alle pattuizioni contrattuali.

«Un altro limite della sentenza impugnata - scrive la Cassazione - che ne determina la manifesta illogicità è quello che concerne la sopravvalutazione della posizione soggettiva di Compiano quale amministratore della Nes. La Corte d'Appello ha enfatizzato la circostanza che l'imputato aveva approfittato della propria qualità di amministratore facendosi consegnare le somme da un dipendente il che determinerebbe l'iscrizione della sua condotta nel novero di quelle punite ai sensi dell'art. 216 legge fallimentare. Ebbene tale passaggio motivazionale a giudizio del Collegio, è frutto di un errore di prospettiva giacché confonde due aspetti diversi: l'uno - indiscusso - che è quello dell'avere approfittato della sua posizione gerarchica e del proprio patrimonio di conoscenza dell'attività sociale per ottenere che il dipendente di quest'ultima gli consegnasse periodicamente i denari degli ignari clienti; l'altro, che è invece da dimostrare, è quello di avere strumentalizzato la propria posizione per sottrarre beni appartenenti non già ai singoli clienti ma al patrimonio della società sottoposta alla procedura concorsuale, che è poi “l'in se” della condotta distrattiva che viene attribuita a Compiano».

«La sentenza impugnata - si legge ancora nelle motivazioni della Cassazione - presenta una lacuna argomentativa che ne inficia la tenuta quanto a due aspetti di fatto, non adeguatamente o per nulla analizzati, che avrebbero potuto svolgere una funzione chiarificatrice rispetto all'inquadramento in diritto che si impone. L'uno è quello che riguarda gli assegni tratti sul conto corrente della Nes e affidati da Compiano ad un suo dipendente in corrispondenza di quasi tutte le consegne di banconote dal secondo al primo per cui i giudici dell'Appello, nella parte della sentenza relativa alla bancarotta patrimoniale, vi opera un fugace accenno ma senza ragionare su quale funzione tali titoli avessero avuto nel determinare un impegno del patrimonio sociale a seguito della sottrazione dei denari dai depositi riferibili ai singoli, ignari, clienti della Nes. L'altro aspetto concerne il concreto riverbero che poi la scoperta delle condotte di Compiano ha avuto sul patrimonio della società che era a disposizione dei creditori sociali, giacché sfugge alla ricostruzione dei Giudici di merito tutta la fase successiva della procedura concorsuale e, in particolare, non si conosce quali siano state le conseguenze della mancata, integrale restituzione delle somme riconosciute nei giudizi di rivendica rispetto al patrimonio della società a disposizione dell'intero ceto creditorio».

Gli Ermellini concludono affermando che «la sentenza impugnata non si sottrae alle critiche del ricorrente anche e soprattutto laddove la Corte di merito affronta le obiezioni dell'appellante circa la natura distrattiva dell'appropriazione delle somme sottratte ai clienti della Nes e riversate da Compiano non già nel proprio ma nel patrimonio della stessa della Nes e utilizzate per lo svolgimento dell'attività sociale. Sfugge alla comprensione del Collegio, infatti, alla luce di quanto scrive la Corte di Appello e a prescindere dalla risoluzione degli interrogativi di cui sopra, quale sarebbe la natura predatoria rispetto al patrimonio sociale di una condotta che ha visto la stessa società in tesi depredata beneficiare del frutto delle spoliazioni».

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