Cronaca

Truffe Veneto Banca, risolti i problemi di trasmissione telematica: entro un mese le richieste di rinvio a giudizio

Dopo l'intervento del ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D'Incà e l'interrogazione del deputato vicentino di Forza Italia Pierantonio Zanettin, i tecnici del ministero della Giustizia hanno risolto i "guai" tecnici che impedivano alla Procura di Treviso di montare sul server di Padova, lo stesso utilizzato da tutti gli uffici giudiziari del Veneto, il fascicolo relativo alla chiusura delle indagini sulle truffe che sarebbero state operate, tra il 2012 e il 2014, dai vertici della ex popolare

Problema risolto. Dopo l'intervento del ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D'Incà e l'interrogazione del deputato vicentino di Forza Italia Pierantonio Zanettin, i tecnici del ministero della Giustizia hanno risolto i "guai" tecnici che impedivano alla Procura di Treviso di montare sul server di Padova, lo stesso utilizzato da tutti gli uffici giudiziari del Veneto, il fascicolo relativo alla chiusura delle indagini sulle truffe che sarebbero state operate, tra il 2012 e il 2014, dai vertici di Veneto Banca. Con l'espletamento di questa fase tecnica, tra un mese il sostituto procuratore Massimo De Bortoli e la collega Gabriella Cama (che stralceranno le posizioni di quattro indagati sugli otto totali, tutti destinati alla richiesta di archiviazione) potranno effettuare la richiesta di rinvio a giudizio  al gip e notificare gli atti e ai diretti interessati. Il troncone delle truffe, per un valore di oltre 100 milioni di euro, vede oltre tremila arti offese.

Secondo quanto emerso nell'inchiesto, partita nell'autunno del 2017, tra il 2012 e il 2015 Vincenzo Consoli e gli altri «promuovevano, costituivano e organizzavano una associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa attraverso il personale dell'istituto di credito concernenti la vendita a condizioni inique di titoli azionari e obbligazionari». Per i pubblici ministeri trevigiani i vertici di Veneto Banca erano tutti a conoscenza del fatto che «la società si trovava in una situazione patrimoniale e finanziaria assai critica» eppure il valore delle azioni era ampiamente sovrastimato di almeno il 40% quantomeno a decorrere dal 2012. Il danno netto provocato alla clientela viene stimato a 107 milioni e 572 mila euro. Tra le contestazioni anche l'erogazione di prestiti finalizzati all'acquisto di azioni (le cosiddette baciate) in violazione delle disposizioni degli organismi di vigilanza bancari per un ammontare di circa 400 milioni.
 

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