Minaccia e taglieggia un 22enne, giostraio finisce a processo

Moreno "Joy" Garbin è accusato di aver letteralmente soggiogato un coetaneo, ricattato e costretto a consegnargli denaro e gioielli dopo averli rubati ai familiari

Un'aula di tribunale

Un comportamento da vero e proprio predatore che, individuate le debolezze della sua vittima, ha colpito senza nessuna pietà. Moreno "Joy" Garbin, 22enne residente a Treviso, con un "pedigree" di precedenti per truffa e e furto di tutto rispetto, dovrà ora difendersi a processo dall'accusa di aver letteralmente soggiogato un coetaneo, ricattato e costretto a consegnargli denaro e gioielli dopo averli rubati ai familiari. Stamattina il gup ha infatti accolto la richiesta della Procura che nei confronti di Garbin, difeso dall'avvocato Francesco Murgia, aveva chiesto il rinvio a giudizio per estorsione e tentata estorsione continuata.

"Joy" da un lato prometteva "protezione dai bulli", mettendolo sotto la sua ala protettiva, dall'altro minacciava pesantemente. E così, per oltre tre mesi, un 22enne di Treviso è finito letteralmente soggiogato da un coetaneo, finendo in uno stato di vera e propria "sudditanza psicologica": c'è voluto l'intervento della madre perché questo incubo finalmente arrivasse alla fine. La donna infatti, accortasi degli ammanchi di denaro e preziosi e che ha compiere quei furti era il figlio, nel luglio scorso ha deciso di rivolgersi alla polizia. Nei confronti di Garbin il gip Gianluigi Zulian aveva poi firmato  un'ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta del pubblico ministero Francesca Torri. E il vero "bullo" di questa storia era finito dietro alle sbarre.

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Gli investigatori hanno ricostruito pazientemente l'incubo vissuto dalla  vittima, un coetaneo di Garbin che lavora come collaboratore di un bar. Secondo la ricostruzione il giovane sarebbe stato  costretto a consegnare, in più occasioni, alcune migliaia di euro in denaro liquido oltre a vari preziosi. Pur di ottenere quanto voleva, "Joy" si sarebbe recato casa della sua vittima anche di notte, citofonando incurante della presenza dei genitori del ragazzo. "Pagami o ti brucio la casa" avrebbe detto  in più occasioni. Aggiungendo: "Dammi i soldi o diventerò tuo incubo, non ti lascerò più vivere". Al ragazzo Garbin avrebbe fatto credere che ci fosse una sorta di debito, relativo alla presunta "protezione" che gli avrebbe offerto e che il 22enne avrebbe dovuto ripagare.

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