Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca Monigo / Via Castellana

Cadavere del figlio vegliato dalla madre, impossibile stabilire le cause del decesso

Questo l'esito dell'autopsia sui pochi resti presi in esame dalla dottoressa Sindi Visentin, il patologo incaricato dal sostituto procuratore Davide Romanelli

Il tribunale di Treviso

Impossibile poter stabilire le cause della morte del 50enne disabile il cui cadavere in avanzato stato di decomposizione è stato trovato lo scorso giugno all'interno della casa in cui l'uomo viveva con la madre 80enne. Questo l'esito dell'autopsia sui pochi resti presi in esame dalla dottoressa Sindi Visentin, il patologo incaricato dal sostituto procuratore Davide Romanelli; al momento l'unica indicazione fornita agli inquirenti è che non vi sarebbero elementi per dire che la causa del decesso sia da far risalire ad un atto violento.

Troppo miseri i resti su cui è stato condotto l'esame autoptico: ossa e quel che rimaneva dei tessuti, decomposti e divorati dalle larve. C'è però la certezza che il cuore del 50enne, affetto da una disabilità mentale a causa di un trauma al momento del parto, ha smesso di battere nel settembre dell'anno scorso e che la madre, per nove lunghi mesi, ha quindi vegliato i poveri resti mentre andava avanti il processo di putrefazione. Era stato proprio l'odore terribile che usciva dall'appartamento, una delle unità abitative di una piccola palazzina lungo la via Castellana, a permettere di scoprire quella verità che l'80enne aveva tenuto nascosta per così tanto tempo. Ogni giorno la donna si recava al bar sotto casa dove acquistava delle brioche, dicendo che erano per il figlio. "A lui queste piacciono tanto" raccontava alla cameriera. Ad un certo punti i vicini, a causa del tremendo olezzo, avevano però preso contatto con la sorella del disabile, che abita con la famiglia a Milano, invitandola a fare qualcosa.

Dentro all'appartamento una scena quasi incredibile: stanze piene di cumuli di spazzatura, pavimenti sporchi e nella camera da letto il corpo del 50enne, o meglio quello che ne restava. Sul perché la donna abbia non abbia voluto dire nulla a nessuno, neppure alla figlia, della morte del figlio sta ancora indagando la Procura che nei giorni scorsi ha chiesto ulteriori accertamenti alla polizia giudiziaria. Di sicuro c'è che il disabile, fino a qualche settimana prima della morte, frequentava un centro diurno di assistenza. Poi ha smesso di andarci, all'improvviso. Ai servizi sociali del Comune di Treviso e agli operatori dei servizi socio sanitari della Uls la 80enne aveva detto che la decsione era stata presa perché aveva 'intenzione di trasferirsi a Milano per essere più vicina alla figlia e quindi poter contare su un aiuto nella gestione del 50enne. Poi più nulla. ma a quanto risulta nessuno, né in Comune né in azienda sanitaria, ha mai ricevuto una richiesta di trasmissione delle carte e delle carte cliniche dell'uomo.

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