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Accoltellato sulle mura: 18enne indagato per simulazione di reato

Pietro Camatta venne trovato con un coltello conficcato nella gola nei pressi delle mura, durante "Suoni di Marca": accusò due giovani di colore. Le indagini hanno dimostrato che il giovane ha inventato l'aggressione e si era auto-colpito

Non fu un tentato omicidio. Pietro Camatta, il 18enne ritrovato nella notte dello scorso 3 agosto in stato di semi incoscienza ai giardinetti di Porta Fra' Giocondo a Treviso, con un coltello piantato nella gola, avrebbe solo simulato la brutale aggressione. In realtà, secondo le indagini condotte dal sostituto procuratore Davide Romanelli, il ragazzo si sarebbe auto-inflitto quella ferita, che avrebbe potuto essere persino mortale, spingendosi dentro da solo la lama da 10 centimetri che gli ha reciso trachea ed esofago.

Ora  Camatta è indagato per il reato di simulazione di reato.  Nell'interrogatorio di garanzia sostenuto qualche giorno fa si è  avvalso della facoltà di non rispondere e ciò fa sì che  al momento  le ragioni di quel gesto restino avvolte nel mistero. Forse un atto di autolesionismo, o addirittura un tentativo di suicidio: solo lui può spiegare, a cominciare dal perché abbia riferito a più conoscenti di essere stato aggredito da due persone di colore. Accuse che oggi si sa essere state tutte inventate. All'inizio il racconto era stato ritenuto credibile ed infatti le indagini si erano orientate verso l'ipotesi di una aggressione magari finalizzata ad tentativo di rapina.

Vicino al ragazzo, trovato da due giovani che lavorano ad uno degli stand di suoni di Marca, era stati rinvenuti una bottiglia di birra, la bicicletta usata quella sera e il portafogli senza soldi dentro. E non c'era più nessuna traccia del suo telefono cellulare. La Procura aveva quindi aperto un fascicolo per tentato omicidio a carico di ignoti. Successivamente era emerso che solo un mese prima Camatta era stato rapinato in Riviera: tre individui lo avevano minacciato con i coltelli e si erano fatti consegnare la sua bici. Nessuno tra i tanti amici sentiti dagli inquirenti era stato in grado di fornire indicazioni più precise su quello che il 18enne avesse fatto la sera della finta aggressione o con chi fosse stato. Di certo c'è solo che il ragazzo, per la giustizia, è passato da vittima a indagato.

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