Truffe e riciclaggio per 12 milioni, smantellata banda affiliata alla 'Ndrangheta

In cella un 56enne di Rosarno che viveva nella Marca, una sessantina di perquisizioni svolte dei carabinieri. I banditi acquisivano società in difficoltà, intestandole poi a prestanome e truffando i fornitori

VENEZIA Truffe a danno di fornitori, ma anche istituti di credito e finanziari; bancarotte fraudolente, utilizzi indebiti di carte di credito e prelievi di carburanti, ricettazione, riciclaggio e violenza privata. Con l'aggravante, per alcuni dei responsabili, di aver agito con metodo mafioso e in collaborazione con le cosche della 'Ndrangheta calabrese. Sono i reati contestati ai componenti di una grossa organizzazione criminale smantellata dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della procura di Venezia, a cui negli ultimi mesi si sono affiancati quelli della compagnia di San Donà di Piave. Proprio in quest'area è stata individuata la maggior concentrazione di ditte coinvolte. A seguito dell'indagine, coordinata dalla procura distrettuale antimafia e avviata nel 2013, sono finite nel registro degi indagati 60 persone. E 60 sono anche le pequisizioni disposte in varie regioni tra cui Calabria e Veneto, tutt'ora in corso, nei confronti di ricettatori e fiancheggiatori vari.

L'attività ha permesso di svelare il modus operandi dell'organizzazione: si tratta di persone che inizialmente individuavano ed acquisivano società in difficoltà finanziaria nel nord Italia, intestandole a prestanome e presentandosi sul mercato come affidabili partner commerciali. Poi perpetravano tramite queste ditte truffe sistematiche ai danni dei fornitori, nonché a istituti di credito e finanziari, per valori molto elevati (si stima un volume di affari sull'ordine di oltre 12 milioni di euro); infine chiudevano le società tramite l'istituto della bancarotta, tutto nel giro di circa 90 giorni.

La merce così ottenuta veniva quindi ricollocata nel mercato calabrese attraverso una vasta rete di ricettatori del luogo, alcuni dei quali contigui alle cosche della 'Ndrangheta. Centinaia di tonnellate di prodotti dei generi più disparati: alimentari, materiali per l'edilizia e l'idraulica, gruppi elettrogeni, container refrigeranti. Il riciclaggio dei proventi illeciti avveniva poi attraverso società di leasing inconsapevoli a cui venivano chiesti servizi utili all'organizzazione, mai pagati. A tutto ciò si aggiungeva l'indebito utilizzo di carte carburanti intestate a flotte aziendali inesistenti utilizzate per rifornirsi di gasolio che poi veniva rivenduto clandestinamente. Oltre 150 le imprese truffate, molte delle quali con sede o unità locali in Veneto. Diverse quelle nell'area di San Donà di Piave.

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Le indagini hanno evidenziato l'esistenza del metodo mafioso adottato da alcuni dei componenti del sodalizio. Due di loro hanno minacciato e picchiato un giovane commesso stagionale dopo averlo portato di forza nel retrobottega del supermercato Bafile Market a Jesolo, un'unità gestita in affitto attraverso una società al servizio dell'organizzazione. Il giovane si era permesso di chiedere una busta paga, minacciando di rivolgersi ai sindacati in caso contrario. E scatenando così le ire del gruppo. L'episodio ad agosto 2015. Subito dopo il supermercato era stato svuotato e abbandonato, lasciando i conti dei fornitori da pagare. Diverse centinaia di migliaia di euro. Sono finite in arresto due persone: M.G., 56enne originario di Rosarno (Reggio Calabria) ma da tempo trapiantato nel Trevigiano, e A.A., 63enne originario di Curinga (Catanzaro). Per altre cinque c'è l'obbligo di dimora.

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