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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cronaca

Assassinio a Borgo Capriolo, parla l'uomo che ha sparato: «Lo giuro su dio, non volevo uccidere»

Al processo per la morte di Joco Durdevic ha deposto Branko, il rom 38enne accusato di aver ucciso il 52enne capo clan di etnia rom. L'uomo sarebbe stato vittima di minacce a causa dei figli della nuova compagna

«Sono salito al piano superiore, ho preso la pistola, che mi ero procurato al mercato nero perchè non mi sentivo sicuro, e ho sparato due colpi di avvertimento. Ma, lo giuro su dio, non volevo ferire nessuno né tanto meno uccidere». E' drammatica la ricostruzione che fa di quegli istanti Branko Durdevic, il 38enne rom a processo perchè accusato dell'omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, di Domenico "Joco" Durdevic, 53enne rimasto ferito a morte con un colpo di pistola calibro 9,21, l'8 febbraio del 2021 a Borgo Capriolo, nel quartiere di Santa Bona a Treviso, e dei tre tentati omicidi (anche questi aggravati dalla premeditazione) di Giampiero Petricciolo (genero della vittima), di Vera Olah e Samantha Durdevic.

Oggi, 27 febbraio, l'uomo era chiamato a testimoniare sugli eventi tragici di quell'8 febbraio, quando un colpo partito dalla sua calibro 9,21 ha raggiunto (forse di rimbalzo, come è stato ventilato nell'udienza precedente) alla testa Joco Durdevic, il potente capo clan nomade morto circa un mese dopo per le gravi lesioni riportate al cervello. L'uomo ha ripercorso, non senza lasciarsi andare a qualche momento di commozione, tutto il periodo da quando era venuto a conoscenza che la moglie, che lo aveva di fatto abbandonato durante una reclusione durata quattro anni, sarebbe diventata l'amante di Riccardo Durdevic, il figlio della vittima. Poi lui aveva allacciato una relazione con la moglie di Riccardo. «Quando la mia ex cominciò il flirt con Riccardo - ha detto - sua moglie era incinta del primo figlio. Una volta uscito di galera avevo sentito delle voci su quella "liason" ma a me non interessava, volevo che lei facesse la sua vita e lasciasse libero me di fare la mia. Da quando ho iniziato a vedermi con la mia compagna è iniziato l'inferno, non volevano lasciarci stare per le cose che riguardavano i bambini di lei».

Una volta esplosi i colpi di pistola Branko Durdevici sarebbe scappato da una finestra della casa a Borgo Capriolo. «Ho corso per i campi e sono entrato in un casolare - ha spiegato alla Corte d'Assise - non so per quanto tempo sono stato lì. Ho fatto delle chiamate a Sharon (la donna con cui ha una relazione, n.d.r.) e a mio fratello, dicendo che volevo consegnarmi alla forze dell'ordine. Poi è arrivato un furgoncino bianco e mi hanno portato a casa del figlio di mia zia Silvana Hudorovic».

Qui il racconto del 38enne differisce di molto da quello fatto dalla Polizia, che lo aveva descritto come "braccato" alla fine arreso. «Sono stato dentro all'abitazione per almeno un'ora - racconta - ho bevuto un caffè, mi sono calmato e poi ha fatto una doccia. La gente che era presente mi ha chiesto se volevo costituirmi o se volessi sparire ma io ho detto che mi volevo consegnare alla Polizia. Poi è arrivata una macchina "civetta", sono usciti due agenti che poi mi hanno portato via».

«Non chiedo perdono perchè quello che ho fatto è imperdonabile - ha sostenuto tra le lacrime Branco - posso solo chiedere scusa. Ma loro (riferito alla famiglia di Joco)  non l'accetteranno mai, conoscono solo la rabbia e la vendetta».  

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