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Cronaca

Omicidio di Fiera, scarcerato uno dei due kossovari

Nei confronti del 33enne Valmir Gashi sarebbero venute meno le esigenze cautelari. L'uomo, ritenuto comunque responsabile moralmente della morte di Ragip Kolgeci, il connazionale che sarebbe morto per mano di Afrim Manxhuka, è stato messo ai domiciliari con l'uso del braccialetto elettronico

Valmir Gashi, il 33enne kossovaro accusato, assieme allo zio Afrim Manxhuka, 51 anni anche lui del Kossovo, di aver ucciso lo scorso ottobre a Fiera il connazionale Ragip Kolgeci nel corso di una rissa in cui sarebbe partito un colpo di coltello ad una arteria di una gamba e un colpo di spranga, è uscito dal carcere. Secondo il giudice per le indagini preliminare Carlo Colombo sono venute meno le esigenze cautelari (in primis l'inquinamento delle prove) che comunque con l'attenuazione in arresti domiciliari - con l'uso del braccialetto elettronico - sarebbero salvaguardate.

Sulla decisione del gip non avrebbe insomma pesato la conclusione dell'anatomopatologo Alberto Furlanetto, secondo cui a causare il 12 novembre dell'anno scorso la morte del 52enne Kolgeci, avvenuta in viale IV Novembre a Treviso, di fronte al bar "La Musa" di Fiera, sarebbe stata la coltellata inferta all'arteria femorale della gamba destra vibrata da Manxhuka e non le sprangate di Gashi. Il giudice Colombo, nell'accogliere l'istanza della difesa, ha comunque sottolineato che sul 33enne peserebbe un concorso morale nell'omicidio.

Secondo le ricostruzioni i fatti, che hanno portato anche ad indagare altre 15 persone, tra cui tre donne, accusati a vario titolo di favoreggiamento e rissa aggravata (reato che potrebbe tramutarsi in lesioni personali) Manxhuka avrebbe "tirato" il colpo di coltello che ha provocato una lesione profonda all'interno coscia della gamba, provocando la rottura dell'arteria femorale, mentre Gashi invece avrebbe impugnato la spranga appuntita con cui l'uomo è stato centrato alla parte posteriore della testa. La relazione sull'esame autoptico della vittima dice che, contrariamente a quanto si pensava, il colpo che Kolgeci ha ricevuto alla testa dal 32enne sarebbe avvenuto quando l'uomo era già morto per dissanguamento, provocato dal profondo fendente tirato dal 51enne.

Afrim Manxhuka avrebbe affrontato la vittima non tanto per il debito di 500 euro che avrebbe avuto nei nei confronti del figlio della vittima quanto per "lavare" un affronto che Kolgeci avrebbe commesso in Kosovo e che avrebbe "meritato" di essere punito secondo il codice medioevale ancora in vigore nella zone di montagna di quel paese.

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