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Cronaca

La Cassazione "boccia" gli autovelox in tangenziale, il legale: «Una sentenza chiarissima»

Con un ordinanza emessa ieri gli Ermellini definiscono la distinzione fra "autorizzazione" e omologazione degli strumenti per la rilevazione della velocità. L'avvocato Fabio Capraro: «In passato si è voluto giocare su una pretesa ambiguità della norma, per quanto sia vero che non essendoci una procedura certa non si sa come gli autovelox potrebbero essere omologati. E questo vale per tutti i comuni italiani»

E' una ordinanza destinata a creare un "terremoto" quella emessa ieri, 18 aprile, e con cui la Secondo sezione civile della Corte di Cassazione fa finalmente chiarezza fra le procedure di autorizzazione ed omologazione delle apparecchiature per la rilevazione della velocità delle auto. Nel concreto significa che gli "autovelox" posizionati ad esempio lungo la tangenziale - che sono appunto autorizzati ma non omologati - potrebbero venire tutti “spenti” in attesa di sostituirli con degli altri conformi a quella che, per gli Ermellini, sarebbe la norma. Ma vuol dire anche  dire eventualmente addio a circa 3 milioni di euro, frutto di 45.72 infrazioni per eccesso di velocità rilevate in grande parte proprio lungo la tangenziale.

La decisione, che ha preso in esame proprio il caso di un trevigiano che viaggiava sulla strada tangenziale oltre il limite di velocità, avrebbe degli effetti immediati: i giudici di pace, chiamati come giudicanti di primo grado nel caso di ricorsi presentati da automobilisti, non avrebbero più alcun dubbio nell'annullare le multe. Così pure i giudici ordinari (che si esprimono in secondo grado). La pronuncia non fa precedente ma resta autorevolissima. Tanto più che nel caso di specie precisa i due concetti - autorizzazione e omologazione - come mai prima. «E' una sentenza chiarissima  -  spiega l'avvocato Fabio Capraro, che da anni porta avanti la battaglia per la corretta applicazione dei due concetti di approvazione e omologazione - anche se chi ha già pagato non avrebbe i margini per farsi restituire le somme. Sempre che non si ravvisasse un reato penale, ad esempio la truffa: le ammende sarebbero state elevate facendo credere che gli strumenti fossero a norma quando invece non lo sarebbero stati. E' un campo assolutamente nuovo in cui si stanno applicando varie associazioni di consumatori e utenti della strada. Tra l'altro se il Comune andasse avanti con l'emettere ammende grazie a questi autovelox si potrebbe ravvisare il danno erariale ogni qual volta l'Ente resista contro una sentenza avversa sapendo di essere dalla parte del torto».

Il caso che ha sollevato un tale vespaio è relativo ad un automobilista (avvocato, che a giudizio ha difeso se stesso) pizzicato nel 2021 mentre correva a 97 all'ora sul limite 90. Il giudice di pace e quello ordinario avevano accolto la tesi del legale, che si era appunto battuto perché fosse riconosciuta la differenza fra autorizzazione e omologazione e la sanzione amministrativa venisse così annullata. L'Amministrazione comunale però si era opposta e aveva trascinato la causa fino alla Suprema Corte. I giudici romani, nel respingere il ricorso del comune, hanno precisato che «la sentenza impugnata ha operato una distinzione tra i due procedimenti di approvazione e omologazione: il primo consiste in una pratica che non richiede la comparazione del prototipo con caratteristiche ritenute fondamentali o con particolari prescrizioni previste dal regolamento, mentre l'omologazione ministeriale autorizza la riproduzione in serie di un apparecchio testato in laboratorio, con attribuzione della competenza al Ministero dello Sviluppo Economico».

Da definire anche i rapporti commerciali fra il Comune di Treviso e la la ditta che fornisce la strumentazione. «Chiedere l'omologazione costa non poco – conclude l'avvocato Capraro – ed è evidente che si è voluto giocare su una pretesa ambiguità della norma, per quanto sia vero che non essendoci una procedura certa non si sa come gli autovelox potrebbero essere omologati. E questo vale per tutti i comuni italiani».

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